giovedì 6 settembre 2012

R.i.c.e.v.o.

Rendere 

Incredibili 
Cose 
Esteriormente 
Vecchie, 
Obsolete


Scegliere un episodio da raccontare nel Blog non è stato facile: volevo qualcosa che racchiudesse le molte emozioni e paradossi che mi ha lasciato questo paese. 

Ho scelto così lavoro sociale del 7 Agosto: i lavori sociali consistono in attività che noi cantieristi abbiamo svolto per dare una mano e conoscere le persone del villaggio che ci ha ospitato. 

Nello specifico il 7 Agosto io, Meri, Stefania, Cristina e Anamaria abbiamo spaccato la legna e spostato delle pietre a casa di una vecchietta del villaggio di Razalai, situato poco più di 100 km a nord di Chisinau, che ci ha ospitato nella seconda settimana del cantiere moldavo. 

Questa è stata un’esperienza molto particolare e toccante, non tanto per l’attività svolta, quanto per i racconti della signora, con cui abbiamo chiacchierato per le 2 ore successive: infatti in un clima surreale e non di completa comprensione, abbiamo visto la sua casa, ascoltato la sua storia, cantato con lei. 

Vive in una casetta circondata dalla boscaglia, composta da due locali. Di questi uno viene usato solo d’estate mentre l’altro, molto piccolo e buio, costituisce la sua casa invernale. In questo locale la possibilità di muoversi è praticamente nulla, tra letto, scorte di cibo in salamoia e stufa che protegge dal rigido freddo invernale. Ci racconta che vive sola, dopo aver perso due mariti, ha problemi a camminare e ormai non può più leggere, non potendosi permettere un paio di occhiali. La sua unica relazione con il modo esterno è il viaggio che compie per andare a prendere l’acqua al pozzo, in cui magari incontra qualcuno e scambia qualche parola. Il giardino intorno alla casa è invaso da erbacce, la legnaia è in gran parte crollata. Insomma, tutto in questo posto traspira un sentimento di abbandono e di tremenda malinconia; di qualcosa che è stato ma che ora lentamente, ma non troppo, sta morendo. 

Tuttavia nei suoi racconti si scorge ancora la gioia dei ricordi e la felicità nell’avere qualcuno con cui parlare, condividere qualche momento, che mi contagia. È un’emozione strana, piena di passione e condivisione, che mi fa dimenticare il contesto e mi fa concentrare sui suoi racconti, condividendo le sue espressioni e sguardi di gioia e passione. 

Uscendo e salutando la vecchietta noi volontari ci scopriamo tutti scossi allo stesso modo, pervasi da una sensazione di malinconia estrema che si mischia con la gioia di un incontro davvero intenso. 

Queste sono in piccolo le emozioni che porto a casa da questa terra: la sensazione è di trovarsi in un paese al tramonto, senza futuro, in cui la generazione adulta è in gran parte all’estero a lavorare, mentre qui rimangono solo bambini e anziani, supportati dai soldi esteri e allo stesso tempo abbandonati alla solitudine di una terra lasciata a se stessa. Insieme a questo però ci sono i bambini con cui abbiamo avuto la fortuna di lavorare, tanto diversi ai nostri occhi e tanto simili nella realtà a qualsiasi bambino di casa nostra. La gioia e la semplicità con cui ci avvolgono sono così naturali da sembrare strane. Eppure è proprio questa la prima sensazione che mi porto a casa dalla Moldova: la gioia ricevuta dall’incontro con bambini, adulti, volontari, con tutte le persone che mi è capitato di conoscere, con cui ho parlato o semplicemente scambiato uno sguardo a tavola! 

Simone, il Galileo!




Acrostici anonimi

Per dover di cronaca pubblico il preoccupante messaggio appena giuntoci:

Solo
una
persona
estremamente
repressa
costringe
a
lavorare
ininterrottamente
faticosi
rompicapo
acrostici.
Gli
ignari
lavoratori
in
servizio
terrorizzavano
i
cantieristi
hotel
e
stanno
per
izzare
rivolte
anarchiche
laddove
i
despoti
osserveranno
sane
offese.



mercoledì 5 settembre 2012

S.c.a.m.b.i.o.

Si

Comincia 
Anche 
Mettendo 
Bandiere 
In 
Ombra

Ah, questi acrostici! Pena e onere di nove cantieristi moldavacci!


Ciononostante, siccome siamo i migliori, dalla parola SCAMBIO sono uscite perle non indifferenti (vero, Angela?!). Voglio ora passarvi il mio contributo, e vedrete che vi parlerò non tanto delle persone che a Manta e Razalai abbiamo incontrato, fosse per giocare con loro o per aiutarli a tagliar legna o pulire casa, quanto delle persone che al nostro fianco hanno lavorato ogni giorno, per quattordici giorni, perché, a conti fatti, non è vero che i bambini e gli anziani moldavi sono più felici/più tristi/più psicologicamente problematici dei nostri. Non è vero che abbiamo imparato da loro perché sono – usando un termine semplicistico – più poveri di quanto possiamo esserlo a Milano, a Genova, a Lecce, e lo stesso sorridono. Abbiamo imparato da loro nel momento in cui abbiamo avuto realmente modo di portare alla pari il punto di scambio, di azzerare il preconcetto inevitabilmente insito nella nostra origine differente. E non esiste miglior inizio di quello che fa breccia nella quotidianità, nel guardare realmente le persone con cui mangi, dormi, lavi le mutande. 

Dunque perché le bandiere in ombra? Le bandiere rappresentano tutti i nostri arroccamenti, fisici, mentali, sociali, abitudinali; le bandiere dietro cui ci nascondiamo sono il muro che ci divide dall’altro da noi. Allora perché non metterle da parte, per un istante? Perché non provare a sollevare il sederino dagli allori e accettare che chi ha, appunto, diverse bandiere, può in effetti avere qualcosa che io non ho? 

E in effetti i ragazzi moldavi hanno qualcosa che io non ho. Hanno praticità, hanno manualità, hanno un’impostazione mentale votata alla precisione (e nella mia vita un po’ più di precisione certo non guasterebbe, anche se la loro a volte era… come dire? Esasperata!). 

In Moldova si parla rumeno, in prevalenza; non è quindi difficile comprendere come i primi giorni di cantiere siano stati costellati da diversi tipi di frustrazione comunicazionale: gesti, fraintendimenti, spizzichi di duemila altre lingue per avvicinarsi in qualche modo alla comprensione della persona che ti stava davanti… Il mio inglese a poco è servito! Poi, imparando tre parole al giorno, ecco lo scambio: finalmente capiamo reciprocamente almeno la metà di quello che dice l’altro (al punto che ridiamo delle battute ancora prima che arrivi la traduzione), riusciamo a raccontare un poco di noi stessi a qualcuno che volente o nolente possiede schemi mentali spesso opposti ai nostri; quello che pensa l’altro è davvero interessante, e davvero ci teniamo a scoprirlo. Con un po’ di fatica riusciamo anche a sospendere il giudizio quando vediamo le infinite diatribe sociali fra filo rumeni e filo russi riflettersi negli atteggiamenti di ragazzi di diciott’anni, quando percepiamo la difficoltà dei nostri coetanei a “smussare i propri angoli” nelle discussioni, e uscendo dalla quotidianità infine sospendiamo il giudizio quando incontriamo adulti e anziani abbandonati a se stessi, o bambini che sono costretti a crescere lontani dai propri genitori, dovendosi magari occupare di altri tre fratelli più piccoli. E davvero, solo allora, la nostra mente è aperta. 

Uno dei miei momenti preferiti in assoluto è stato certamente quello in cui Mihaela, volontaria moldava e gran bella voce, e io alla chitarra, abbiamo inventato di sana pianta, dal nulla, improvvisando una nuova canzone. Senza precedenti accordi. Lei cantava, io cercavo di seguirla al meglio con quattro note strimpellate. La comune lingua della musica ha reso il tutto inaspettatamente semplice. 

Siccome so che morite dalla curiosità, eccovi accontentati con il testo di questo capolavoro:

Ea fu
siccome Cesarina, or
non v’è più
illustre gallina.
Il suo canto
più non odo,
il cor affranto,
orba di tanto brodo.
Il piatto della festa
sacrificammo alla sua cresta,
l’artiglio rapace
al volontario italiano
poco piace,
in nostalgia del nostrano.
Riguardo la nostra demenza,
ai posteri l’ovvia sentenza.

Come? Vi sembra d’averla già sentita??? Ma nooooooooo! La genesi di questo testo è totalmente autentica! (E comunque Manzoni non può più rivolgersi alla SIAE…) 

Dovete sapere che la prima cena a Manta insieme ai ragazzi moldavi è stata a base di brodo, verdure e… gallina. Ecco, quando dico “gallina”, intendo TUTTA la gallina. Sì, esatto, anche la testa. Per l’intera durata del pasto ha troneggiato drammaticamente sul piatto accanto al mio la cap di quella che poi sarebbe rimasta, nella nostra addolorata memoria, la gallina Cesarina. Da lì i deliri pseudo letterari di un pomeriggio fra cantieristi. 

                                 

Ma le bandiere sono anche senso di appartenenza, sono cultura d’origine, sono radici, sono le esperienze che hanno definito il mio cammino e chi sono diventata. Quindi le metto solo in ombra, non le annullo completamente, perché SCAMBIO significa che io ricevo, ma che pure dò. E che cosa ho di più intimo (en thúmos = nell’anima) da scambiare con te di quello che mi definisce come persona? Dunque, se tu mi chiedi, io ti rispondo, ti racconto, e poi ti chiedo a mia volta. Le mie bandiere-muro sono in ombra, le mie bandiere-vita le tiro fuori ogni volta che posso e le metto a tua disposizione, cosicché tu possa imparare da me tanto quanto io imparo da te. 

Vorrei poter dire che siamo arrivati al massimo, che abbiamo sfruttato ogni occasione in questo senso, che abbiamo realizzato in toto questa teoria: non tutto è sempre facile, e di ostacoli ne abbiamo incontrati, spesso più caratteriali e relazionali che oggettivi e materiali. Tuttavia sono comunque persuasa che ciascuno di noi abbia fatto del suo meglio, si sia buttato nel gioco con tutto ciò che aveva. 

Di sicuro abbiamo portato via tanto da quella piccola terra, contemporaneamente antica e ingenua come chi la abita ora. E come in tanti laggiù ci hanno ripetuto, prendendo in prestito le parole di Josè Saramago che abbiamo trovato appese in casa di M&M&M (per i non SCE: Mariaclaudia, Mariarosa e Marco), “bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini”. Quindi chissà… 

Nel frattempo, NOROC!

Ile

martedì 4 settembre 2012

Non sono gli uomini che fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno gli uomini


Sono più che lieto di pubblicare il primo post dei Cantieri della Solidarietà 2012 in Moldova.
A brevissimo tutti gli altri, per adesso godetevi Alé!


“Non lo può certo sapere 
questa terra cosi rossa 
quante gocce della pioggia 
la faranno respirare 
ma raddrizzo le saette 
con in mano questo fiore 
se sospiro so che il tuono 
perde il suo rumore”


Non lo potevo certo sapere… 

Che un micorbus non è MAI troppo pieno. 
Che ci sta sempre una pausa vinello per l’autista. 
Che le gomme si possono sempre gonfiare con la pompa dei palloncini. 
Che le buche per strada non sono mai finite. 
Che in una terra piatta vedi il sole sorgere e tramontare. 
Che esistono ancora i campi di girasoli. 
Che una sardina e due sardine si inventarono una maniera per entrare in una scarpa. 
Che nel brodo ci va una gallina. 
Che nel brodo ci va una gallina intera. 
Che le galline intere hanno anche testa cresta e zampe, gnam! 
Che “non esiste insalata senza cipolle!”. 
Che prendere l’acqua al pozzo fa “splash”. 
Che per raccogliere le patate senti l’odore di terra addosso. 
Che i bambini sono tutti uguali e ciascuno è diverso. 
Che puoi farcela a entrare in un lago di melma fino alla coscia. 
Che puoi calpestare granchietti sotto i piedi, nel lago di melma. 
Che un bagnino della piscina di Legnano può remare su una barchetta di legno tra Moldova e Romania. 
Che conoscersi lavorando è mille volte più bello. 
Che una riunione può diventare infinita, se tutti hanno mille idee in lingue diverse. 
Che se tutti hanno mille idee in lingue diverse, di sicuro ne viene fuori una che spacca! 
Che i bambini non si siedono per terra perché per venire al campo mettono i vestiti più belli che hanno. 
Che c’è qualcosa di speciale che ci lega, che ci ha portati tutti lì da strade diverse. 
Che si può spiegare un gioco vestiti da mucca, muggendo di fare due file e di lanciare un gavettone. 
Che “Copii facem cercul mare mare!” ti salva sempre. 
Che le scope non hanno il manico. No, non ce l’hanno. E nessuno ti spiegherà il perché. 
Che dopo un po’ ti manca addirittura “il buco”, bagno di Manta. 
Che oggi mangiamo patate e verza. Oggi invece verza pomodoro e patate. Oggi invece verza patate e pomodoro. Ah già, le cipolle! 
Che una doccia di 5 minuti a mezzanotte può farti andare a dormire contento sul tuo materasso leopardato. Ggggrrrrh! 
Che gli italiani “Vara nu dorm!” 
Che se non sai come si dice, puoi sempre mimare, disegnare, ballare, cantare. Perdi la dignità, ma ti fai capire :P 
Che il miglior modo per dormire bene ovunque, è essere stanchi. 
Che quando cominci a sognare in rumeno, vuol dire che qualcosa è successo. 
Che con 10 milanesi e un genovese, l’imprecazione del vero cantierista è diventata “Belin!” 
Che se finisci il vino nel bicchiere, dopo un secondo è già stato riempito. E no, non osare rifiutare! 
Che puoi dimenticarti chi sei e fare l’aborigeno per due giorni, urlando come una scimmia con un osso in testa. 
Che quando davanti alla doccia impari i doppi sensi in rumeno, vuol dire che sei integrato. 
Che si può stare in mezzo al cerchio, con cento paia di occhi su di te. 
Che “Cur Cur” non vuol dire “Corri corri!” 
Che…cosa faranno mai Jack e Tina in cucina? 
Che può andare tutto storto, ma se hai con te la tua Chupa dell’acqua, niente ti potrà abbattere! 
Che Il lago Tanganica lo fa Marco e dura tre minuti e dodici secondi. 
Che esiste un paese di nonni e bambini. 
Che due uomini possono sopravvivere in mezzo a 10 donne. Uno addirittura senza la valigia. 
Che ovviamente chi farà le parti di Lady Marion e Lady Cocca?! 
Che se poi per la scenetta gli fai delle tette coi palloncini, perdi la loro attenzione per la mezzora successiva. 
Che qualunque cosa succeda, la Meri comunque “ha fatto colazione”. 
Che essere da soli è molto peggio che essere poveri. 
Che in Moldova tutti aspettano. Aspettano qualcuno che è partito e chissà quando tornerà. 
Che quello che non capisci è forse quello che più ti porti a casa. 
Che ognuno è figlio dei suoi genitori, della sua cultura e del suo paese. 
Che ci si può impiegare più di sei anni a costruire una chiesina di campagna. 
Che a volte i biscotti sanno di detersivo ma hai troppa fame per pensarci. 
Che anche dopo due settimane non avevamo finito le idee per i nostri travestimenti. 
Che i bambini ti portano l’uva al pomeriggio. 
Che un gavettone non si rifiuta mai, soprattutto se ci sono 40 gradi. 
Che “lei cosa ne pensa della Moldova?” “mah secondo me questa è l’estate più calda del secolo” 
Che se devi recitare, puoi sempre tatuarti le battute in rumeno sul braccio. 
Che chiamare il nostro diario “Colaps - Collasso” è stato profetico. 
Che la Fra batte il tacco col flamenco, con inaudita violenza. 
Che Benedetta Parodi non le sa fare le placinte! 
Che il Tortellino si può ballare anche nelle migliori discoteche di Cheese Now, per i comuni mortali Chisinau. 
Che Alè non è in Mozambico, ma è in Moldova. Ma comunque s’è tagliata faccia, dito e un po’ altre cose varie  
Che se diciamo a Povèro che andiamo a Recco, poi ci andiamo davvero! 
Che 4500 foto sono poche. 
Che il nostro gruppo, Moldavacci, invece è tanto. 

“Non lo può certo sapere 
questo vecchio addormentato 
che sopra il suo cuscino 
il mio bacio gli ho lasciato 
gli altri baci io li porto 
dove non vi posso dire 
in quel luogo oltre i luoghi 
dove non basterà il mare” 

(Oh) ALÉ (le, alele cichetonga)

lunedì 3 settembre 2012

Un salto in Romania

Cosa ci fanno una "fata" del Maramures, una patita del popolare e un autista che vuol diventare uomo in Romania? Beh, molto semplice, saltano con tutti quelli che incontrano in ogni luogo che visitano!
Questo è il risultato:


venerdì 31 agosto 2012

C'era una volta in Nicaragua...

I ragazzi capirono che Esistono Situazioni Originali e Tradizioni In Cui Orientarsi, quando si trovarono, durante il viaggio di ritorno da Masaya, in compagnia di una decina di persone e di una povera gallina, stipati su un pullmino da 6.

Da allora i ragazzi cominciarono ad interpretare questo loro viaggio come una straordinaria occasione di incontro e conoscenza. Ma ancora non riuscivano nemmeno ad immaginarsi cosa gli stava per accadere:

<<La gallina ha parlato>> disse Elmo.

<<Non urlate che dormono>>.

<<La gallina ha parlato>>, ripeté Elmo sbalordito e pensando: Erro in Stranezze Ogniqualvolta mi Trovo in Compagnie Originali...

I suoi compagni lo guardarono stupiti e poi, ascoltando attentamente, poterono senitre anche loro cosa si stava dicendo:

<<Innanzitutto tendo a sottolineare che sono un gallo. E mi chiamo Pinto. Mucho gusto. Ogni volta che viaggio Riecheggiano Urla e Musiche Ovunque! Risvegliandomi e Incoraggiandomi a cantare al sole che sorge, così come siete voi per me. Ora invece vorrei regalarvi questo consiglio, poiché siete all'inizio di queso vostro viaggio: Inattese Nascono Conoscenze Originanti la Necessaria Terapia Relazionale anche Oggi>>.

Artemio, riflettendo sulle parole del gallo Pinto, guardò fuori dal finestrino e pensò: Oggi Rimango Oltre L'Ordinarietà Giornaliera Impegnandomi ad Oltrapassarla.

I ragazzi del gruppo pensarono per il resto del viaggio alle parole di gallo Pinto, raggiungendo infine Managua.

Prima di scendere, Elmo, stranito da questo incontro magico, si girò verso i suoi compagni e disse: 

<<Con Ogni Mente Unita Noi Iniziamo un Cammino Abbracciati Ridefinendo l'Esterno>>.

E iniziarono così un viaggio indimenticabile, ricco di calore e magia, che apriva la mente a cose che non avrebbero mai immaginato di vedere.

Bea, Giulia, Miki, Nico, Sandy

lunedì 27 agosto 2012

Libano

29/07: "Se oggi dovesse scoppiare una guerra, non alzerei gli occhi dal mio piatto?" "E perchè?" "Perchè io sono nato nella guerra".

29/07 "Sarò anche stanca morta per il viaggio, ma certe cose saltano proprio all'occhio: le contraddizioni di questa città chiamata Beirut".

30/07: pochi istanti per irrompere nelle storie di vita nello shelter..esiste davvero tutto questo?

4/08: "Everyone has a mission in life, but we don't know it". PAROLE SANTE.

5/08: Comunicazione rapida ed efficace allo shelter: "Did you sleep well?" "Yes, better than in prison".

9/08: Sono state diverse le occasioni di commozione ma questa è piovuta dal cielo. Grazie carissime malgasce!

13/08: Dbayeh...entro in punta di piedi, ma mi ritrovo travolta.

14/08: penso alle chiacchierate con gli anziani del campo..ho in mente i miei nonni che porto con me..ma come sono diverse, complesse e ricche le storie di vita. Resto in ascolto.

18/08 ..é la fine: mi chiedo se ho vissuto davvero tutto questo. Forse non realizzo ancora, così cerco segni visibili. Una scritta di pennarello sul braccio, le gambe affaticate e i piedi che non sembrano voler tornare puliti mi fanno sorridere.

20/08: Vorrei l'aiuto del pubblico per rispondere alla domanda: "Dove mi trovo?"

Lara

HOT MOVIE 4 – THE END


Continuazione Trama
TUM-PIN-TIN-TIN: “Si avvisano i gentili spettatori che a causa dei tempi africani la pausa pranzo è durata più del previsto. Ci scusiamo per il disagio e che la digestione cominci!”.

Oggi è il grande giorno: si festeggia la fine del Ramadan. Sono le 7.30 e 300 occhi curiosi sbirciano all’interno del centro Caritas dove i nostri eroi si muovono silenziosi per definire gli ultimi dettagli prima dell’entrata in scena. Pallonicini ripieni pronti a scoppiare, una tiratina ai nastri colorati, impronte di mani ben in vista, attenti a non calpestare la scritta di benvenuto per terra!, un ultimo collaudo agli stand dei giochi e via, tutti a posti di comando. 3…2…1…si apre il cancello. 300 piedi infangati fanno tremare la terra (e gli animi dei nostri eroi) per qualche secondo, ma in un attimo il caos si trasforma spontaneamente in un ordinatissimo entusiasmo. Tra uno strike e un canestro, una salsicciottata sugli stinchi e un palloncino che abbaia sembra che la fiamma olimpica abbia fatto tappa anche qui a Gibuti. Dopo una pausa rifocillatrice, gli atleti con le loro medaglie al collo sfilano davanti alla Grand Jurie per ritirare il premio finale: nuovo anno, nuovo look. Lasciano lo stadio tra gli applausi del pubblico pagante e i “SA-LA-MA!” di Pilippo. A fine manifestazione il comitato olimpico dichiara: “Batteria residua: 5%. Litri di sudore versati: non calcolabile. Superficie cutanea ancora pulita: 16 cmq. Grado di soddisfazione: 200%.”

Non è tempo di sedersi sugli allori perché il tempo rimasto è poco e scorre in fretta: una capatina a Sud non la vogliamo fare?! Ebbene sì, la voce si è sparsa nel paese e anche nella bassa Gibuti richiedono le nostre impareggiabili abilità manuali. Troppo facile dire “la polvere non dura perché Swiffer la cattura”, avete mai provato a spazzare controvento?! Rimanendo in tema di slogan, si dice che “per una grande parete ci vuole un grande pennello” e i Power Ranger seguono l’insegnamento alla lettera (anche perché i rulli ci si spaccano immancabilmente) e imbiancano mezza Gibuti al ritmo di “It’s a higway to Heeeell”.

…il finale lo lasciamo alla vostra immaginazione perché la regia est trees fulminè.


 
Contenuti speciali
All’interno del cofanetto edizione Platinum potrete trovare:

  • La ricetta segreta del tiramisù di Marygrace (errata corrige: Per i bimbi di Gibuti, se sei un bianco sei Pilippo, se sei una bianca sei Mariangrassia)
  • La lettura integrale del vangelo in amarico (volume al massimo, non modificabile)
  • Due biglietti omaggio per imbucarsi a una festa di compleanno di un perfetto sconosciuto (preferibilmente gibutino) in lista Juan
  • L’anteprima del nuovo programma di Paola Marella “dipingo casa autonomamente”
  • Il nuovo singolo delle suore dell’ordine di Nostro Signore del Ristoro “Et Avec Votre Esprit”
  • Il manuale del perfetto cantierista: “100 e più modi per infrangere il protocollo Caritas”.
SA-LA-MA!
 
La regia

sabato 25 agosto 2012

¡la nuovissima hit dell'estate 2012!

Presentata dal Cantiere della Solidarietà Nicaragua 2012


ASCOLTA QUI la versione originale!


Lyrics

BELLO VIENICI ANCHE TU
Bello non ti passa più te la sei voluta tu, voli in Nicaragua e poi lavorare <fatti> tuoi:
Livello 1 il caldo fotonico quando ti sveglia tutti insieme alle sei signora sa un gallopinto così non l’ho mangiato mai
Livello 2 il giro nel barrio ma nel cantiere tu che intenzioni hai, qui vi ha mandato il Boniardi spero non ci deluderai
Poi di corsa dagli amici del Güis almeno per mezz’ora rilassiamoci qui ma da come parlano sembra che ci dicano
Bello non ti passa più te la sei voluta tu, voli in Nicaragua e poi cucinare <fatti> tuoi
Livello 3 i viaggi da panico, in dieci in taxi e la gallina sul bus, la Giulia è verde sulla panga credo sai che vomiterà
Livello 4 gli altarini si scoprono, a Nueva Vida insieme c’è da sgobbar, tra chiacchierate e notti in bianco, spero che ce la si farà
Poi di corsa dagli amici del Güis almeno per mezz’ora rilassiamoci qui ma da come parlano sembra che ci dicano:
Bello non ti passa più te la sei voluta tu, voli in Nicaragua e poi censimento <fatti> tuoi:
Livello 5 a volte si rompono, se tutti insieme nell’amaca si sta e la mutanda non si stende che il guardiano l’annuserà
Livello 6 infine ci siamo noi, non sarà tanto però ci basterà, tra giochi, inchieste e teatrini, Nicaragua eccolo qua
Io di istinto te lo direi in un posto del genere che cosa ci fai, però in fondo è giusto così perché sono sicuro che quel posto lì
Bello non lo trovi più e ci sei andato tu, voli in Nicaragua e poi ti diverti più che puoi!!

E... restate collegati, si vocifera che presto uscirà anche il video!!

Bea, Giulia, Sandy, Miki, Nico

giovedì 23 agosto 2012

Copt si mancat - Episodio 1

Dichiariamo ufficialmente aperto il concorso "Cotto e Mangiato nel Mondo" (CMM).
La Moldova inizia subito forte con le rinomate "placinte".
Adesso a voi la palla SCE!!


Continuate a seguirci per le prossime videoricette!