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venerdì 14 settembre 2012

PENSIERI SCOMPOSTI

Libano, 2012
 
 
ACROSTICI (Il migliore!!)
 
LINGUA:
L’
Iniziativa
Nasce
Guardando
Un
Altro
 
 
PULL!!!!!

Una variante di palla guerra in cui si i bambini si divertono a richiamarti in vita.
Autore insieme a calcio di risate, corse, cadute, lividi e sbucciature piacevoli.
 

MALGASHE
 
Del tutto inaspettato.
Un piccolo pensiero frutto del lavoro di mani e cuore.
Grazie.
 

THE SHELTER IS THE STORY…. IS OUR STORY
 
Everyone has his own path in life
No matter where he goes
since each of us brings with himself
a piece of the other…
 
 
IL CAMPO
 
Destinazione.. Dbayeh!!
Scaricati giù dal taxi.
Appesantiti da borse e borsoni delle due settimane precedenti.
Sotto il sole insistente e cocente.
Affaticati dalla salita, iniziavamo a scorgere la prossima meta e nella mia mente risuonavano le parole lette qualche giorno prima tra le pagine di un libro dal titolo "Beirut I love You" di Zena El khalil e trovavano conferma nell’immagini materializzatesi davanti ai miei occhi:
"Vidi l’emarginazione dei campi profughi palestinesi. Vidi come la gente voleva dimenticarsi di loro". E ancora: "Di loro il governo non si occupava. Rifiutava di riconoscerli, rifiutava di garantirgli i servizi sociali. Limitava le loro possibilità di lavoro e di ottenere la cittadinanza. E ora stanno là, in quelle prigioni chiamate «campi», senza identità senza speranza, senza futuro, senza elettricità, senz’acqua, senza scuole, senz’aria buona e sotto un minuscolo pezzo di cielo.
Stanno semplicemente ad aspettare e sperare di far ritorno un giorno in patria. Ci sono ormai diverse generazioni di bambini nati proprio qui in Libano. Vivono nello squallore e nella povertà ma i loro cuori fremono d’orgoglio, e credono fermamente che la permanenza nei campi sia provvisoria…"

 
IL TRAFFICO
 
"Nessun problema, ma non ho mai capito perché per prima cosa hanno messo i semafori. Cercano di prendere in giro i turisti occidentali? Vogliono farli sentire sicuri e incoraggiarli a venire solo per il fatto che abbiamo i semafori? Ricordo quando non li avevamo, non è cambiato granché da allora".

Nessun problema, nemmeno per le fermate del pullman fatiscenti.

Al ciglio dell’autostrada. Bloccati da un semplice cenno di mano e svelta scavalcata di guard rail.
 
 
 
MLEETA _ MUSEO RESISTENZA
"In quell’estate 2006, ci siamo sfidati a chi cedeva per primo.
Io mi sono rifiutata di abbandonare la mia città che stavano distruggendo, e loro si sono rifiutati di lasciarmi dormire. Era una battaglia a chi avrebbe resistito più a lungo.
La guerra finì all’improvviso come era cominciata.
E’ davvero sconcertante come sia facile iniziare e terminare una cosa complicata come la guerra.
In fondo, è nelle mani di pochissime persone. Pochissime persone che hanno il potere di determinare il destino e il corso della sua vita".
 
BEIRUT _ frasi alla rinfusa
 
Si ricostruisce una giungla di cemento, si cancella la guerra.
Città ancestrale e contemporanea al contempo in continua metamorfosi…
Brani urbani che resistono ai conflitti e se ammutinati dalla guerra, immediatamente costruiti e ricostruiti.
Fascino e contraddizione.
O meglio, fascino che vince la contraddizione..

 
ORA.
Mancate.
 
Ilaria


lunedì 27 agosto 2012

Libano

29/07: "Se oggi dovesse scoppiare una guerra, non alzerei gli occhi dal mio piatto?" "E perchè?" "Perchè io sono nato nella guerra".

29/07 "Sarò anche stanca morta per il viaggio, ma certe cose saltano proprio all'occhio: le contraddizioni di questa città chiamata Beirut".

30/07: pochi istanti per irrompere nelle storie di vita nello shelter..esiste davvero tutto questo?

4/08: "Everyone has a mission in life, but we don't know it". PAROLE SANTE.

5/08: Comunicazione rapida ed efficace allo shelter: "Did you sleep well?" "Yes, better than in prison".

9/08: Sono state diverse le occasioni di commozione ma questa è piovuta dal cielo. Grazie carissime malgasce!

13/08: Dbayeh...entro in punta di piedi, ma mi ritrovo travolta.

14/08: penso alle chiacchierate con gli anziani del campo..ho in mente i miei nonni che porto con me..ma come sono diverse, complesse e ricche le storie di vita. Resto in ascolto.

18/08 ..é la fine: mi chiedo se ho vissuto davvero tutto questo. Forse non realizzo ancora, così cerco segni visibili. Una scritta di pennarello sul braccio, le gambe affaticate e i piedi che non sembrano voler tornare puliti mi fanno sorridere.

20/08: Vorrei l'aiuto del pubblico per rispondere alla domanda: "Dove mi trovo?"

Lara

lunedì 13 agosto 2012

Nonni palestinesi…

(Libano, 16° giorno di cantiere)


Primo giorno di lavoro al campo! La mattina incontriamo alcuni degli anziani che frequentano il Centro per intervistarli e conoscere le loro storie di vita. La prima “sessione” di interviste è con tre uomini, molto disponibili e sorridenti. Parlano solo arabo ma la direttrice del Centro ci fa da interprete. Ci raccontano che sono dovuti scappare dalla Palestina quando erano molto piccoli e che dopo varie peregrinazioni sono giunti in Libano, nello stesso campo dove ci troviamo noi ora e in cui loro sono rimasti tutta la vita. Le loro famiglie sono sparse un po’ in tutto mondo: negli Stati Uniti, in Canada, in Danimarca e da altre parti. I primi abitanti del campo, nonostante siano in territorio libanese da circa sessant’anni, vengono ancora considerati profughi e non hanno la cittadinanza libanese. Anche le generazioni successive, che hanno visto la luce nel campo stesso, sono considerati cittadini palestinesi, Stato che non esiste più e che essi non hanno neanche mai visto. I tre anziani che intervistiamo mostrano un attaccamento molto forte alla loro identità palestinese, nonostante si ricordino ben poco della loro vita pre-migrazione, e con rammarico ammettono di non avere nessuna speranza di poter un giorno tornare in Palestina. Dopo pranzo abbiamo l’opportunità di intervistare due donne veramente molto anziane, fra le primissime ad essersi installate nel campo. Esse ci raccontano come si è evoluto nel tempo il campo stesso: all’inizio le abitazioni erano veramente molto piccole e più famiglie erano costrette ad abitare insieme. In più, i servizi igienici erano esterni. Piano piano le case sono diventate più grandi, confortevoli e uni-famigliari. Secondo le due signore oggi la vita nel campo è più facile e comoda, ma non per questo più felice. L’incontro con questi vecchietti ci fa pensare ai nostri nonni, a quanto sia preziosa la loro presenza per noi, anche per il retaggio di esperienza e saggezza che sono in grado di trasmetterci. Una volta concluse le interviste, lasciamo il campo contenti di aver rotto il ghiaccio con gli abitanti del campo, speranzosi di poter approfondire la conoscenza appena iniziata domani e nei giorni successivi.



Elisa

domenica 12 agosto 2012

Beiruttiamoci!

(Libano, 15° giorno di cantiere)
 

Questa domenica viene interamente dedicata al turismo, perché visitiamo vari quartieri di Beirut girando a piedi per la città. È molto più interessante fare questo “tour” camminando, invece che prendendo i mezzi, perché ci permette di vivere meglio l’atmosfera della città e di cogliere particolari che altrimenti ci sfuggirebbero. Unici elementi negativi: il caldo e i taxi che, un minuto sì e l’altro pure, si avvicinano a noi strombazzando il claxon per chiederci se abbiamo bisogno di un passaggio! Evidentemente qui a Beirut è inconcepibile che qualcuno possa voler semplicemente girare a piedi! Durante il giro vediamo molte cose che ci colpiscono: palazzi antichissimi, case tradizionali con finestre ad archi tripartiti, murales contenenti messaggi di denuncia, un palazzo-simbolo della guerra civile da dove i cecchini sparavano sulla gente… Essendo questo periodo di Ramadan ed essendo oggi domenica, tutti, ma veramente tutti i negozi, i bar e qualsiasi tipo di esercizi commerciali sono chiusi e non c’è davvero nessuno in giro. L’unica eccezione è rappresentata dal Quartiere Armeno, assolutamente caotico e pieno di vita: esso è popolato da persone provenienti da varie parti del mondo, c’è una serie di negozi aperti e in piena attività, un traffico molto intenso, tanti suoni, rumori, colori, voci, tanto movimento… Facciamo fatica a farci strada in questo guazzabuglio, ma alla fine, stanchi e contenti allo stesso tempo, torniamo a casa, dopo un’ulteriore (e salutare!) camminata a piedi per le strade di Beirut.
 
Elisa

sabato 11 agosto 2012

La guerra in mostra

(Libano, 14° giorno di cantiere)

Oggi gita di un giorno a Mleeta, un museo di recente fondazione dedicato alle vicende militari del Libano dagli anni ’80 fino alla guerra contro Israele del luglio 2006. La visita si rivela molto interessante, soprattutto perché i fatti storici vengono presentati e raccontati secondo un punto di vista totalmente diverso da quello occidentale. È abbastanza impressionante vedere fucili, carri armati, proiettili, mine, missili, assolutamente reali, proprio quelli usati durante i conflitti, così vicino da poterli toccare. Una delle parti più degne di nota del museo è un bunker, uno di quelli realmente costruiti e utilizzati dalle milizie libanesi, in cui si può entrare e vedere gli spazi dove quelle persone abitavano e svolgevano operazioni militari. È molto difficile dare un giudizio netto sulle vicende belliche raccontate, non è come nei film dove esistono i buoni e i cattivi che si contrappongono in maniera chiara e definita. Di certo però questa visita ci spinge a porci molte domande e a rimettere in causa nozioni date per scontate. Questa giornata ci ha dato l’opportunità di capire che questo campo di volontariato non ha unicamente una finalità pratica, cioè che non siamo qui solo per far giocare bambini o tenere compagnia a donne migranti, ma che serve anche a farci stimolare da una realtà tanto distante dalla nostra, a cercare di capirla e a rimetterci in discussione da un punto di vista intellettuale.
 
 
Elisa

venerdì 10 agosto 2012

Una nuova avventura!

(Libano, 13° giorno di cantiere)
 
Parete dello shelter
 
È tempo di partire: passiamo la prima parte della mattinata a salutare una per una le ragazze del Centro. L’emozione è tanta, è difficile dire “Arrivederci” e alcune si commuovono. Tutte hanno delle parole gentili per noi, facciamo foto, ci promettiamo di tenerci in contatto, ci abbracciamo forte forte e noi volontari sappiamo che non le scorderemo, perché abbiamo condiviso qualcosa di veramente speciale. Alla fine dobbiamo attraversare il cancello e prendere il pullman che ci porterà verso la nostra nuova destinazione: il campo di rifugiati vicino a Beirut dove presteremo servizio la prossima settimana. Il campo di rifugiati è una sorta di piccolo villaggio, distribuito su un territorio in salita. Ci sono quattro vie principali, collegate fra loro da scalette che passano fra le case. Per le strade si vedono ovunque reticoli di fili per l’energia elettrica, le case sono piccole e semplici, quasi anguste. Gli abitanti del campo che incrociamo durante il nostro “tour” sono incuriositi e sorpresi dalla nostra presenza lì, però tutti ci salutano, ci sorridono e ci rivolgono frasi di benvenuto. Al Centro per Anziani della Caritas, con il quale collaboreremo per le nostre attività di volontariato, incontriamo M., la responsabile, con cui pianifichiamo subito quello che faremo la prossima settimana. È l’inizio di un’avventura nell’avventura e siamo tutti carichi per renderla unica e indimenticabile!

Esterno
 
Elisa

giovedì 9 agosto 2012

Addio, ciao ciao, auf wiedersehen, goodbye…

(Libano, 12° giorno di cantiere)
 

Questo per la nostra équipe è l’ultimo giorno di attività al Rifugio! Già al mattino salutiamo i bambini, che partono in colonia. Sono tutti molto teneri, anche quelli che in queste due settimane si sono mostrati più discoli, e ci abbracciano, ci danno bacini e ci dicono frasi semplici ma sincere, tipo “I’ll miss you!”. Dopo la partenza dei piccoli continuiamo con le attività per le donne, facendo fare loro altre decorazioni per il “dîner du gala” di stasera. Senza i bambini il Centro è decisamente più tranquillo. Nella pausa post-pranzo abbiamo il tempo di preparare un album-ricordo del nostro soggiorno al Rifugio, da regalare allo staff perché lo conservi, pieno di foto, scritte, pensieri, colori… Nel pomeriggio ultima lezione di ginnastica e poi un momento di festa: alcune donne presentano canti e danze tipiche dei loro paesi (Filippine, Nepal, Etiopia) e in particolare il gruppo filippino contribuisce a creare un’atmosfera molto gioiosa, perché invita il pubblico a provare la loro danza nazionale. Essa consiste nel saltellare dentro e fuori da dei bastoni di bambù posati per terra,  che vengono aperti e chiusi al ritmo di una canzone. Parecchie donne accettano la “sfida” e provano questa danza, cosa che facciamo anche noi volontari e due fra le responsabili del Centro, in mezzo all’ilarità generale. A un certo punto il pubblico comincia ad acclamare a gran voce M. ed E., i due membri dello staff presenti, perché facciano anche loro un’esibizione. Dopo vari tentativi di fuga, le due eseguono un canto e una danza e il tripudio è generale! In questo clima festoso noi volontari e le donne ci mettiamo all’opera per preparare il nostro “dîner du gala”, applicando le decorazioni create fra ieri e oggi. Il risultato è veramente delizioso e si comincia a mangiare. Noi giriamo fra i tavoli durante e dopo la cena per dedicare un sorriso, una parola e un abbraccio a quelle ragazze che ormai per noi hanno volti e nomi familiari. Sappiamo che è l’ultima sera che passiamo con loro e vogliamo godere di ogni istante. Prima di andare a letto abbiamo la riunione conclusiva con il direttivo del Centro, durante la quale facciamo un bilancio della nostra esperienza lì. Siamo tutti molto soddisfatti e lo staff ci fa i complimenti per essere riusciti a coinvolgere le donne nelle attività, cosa non scontata. Noi invece ringraziamo loro per averci voluto coinvolgere fin dall’inizio su una base paritaria, quasi considerandoci parte della loro squadra. Domani dovremo alzarci presto, quindi a nanna!

Elisa

mercoledì 8 agosto 2012

Taglia e cuci che ti passa!

(Libano, 11° giorno di cantiere)
Oggi laboratorio di sartoria! Aiutiamo le donne a decorare le loro t-shirt con pezzi di stoffa, bottoni, nastri, mentre i bambini disegnano fiori o fabbricano braccialetti di perline. Il lavorio è intenso e tutti sono molto impegnati nell’attività. La cosa bella è che le donne prendono molto sul serio questo lavoro e lo continuano autonomamente anche nella pausa post-pranzo. Nel pomeriggio si prosegue con la creazione di decorazioni per la tavola e per lo spazio dove di solito mangiamo, che utilizzeremo domani sera per organizzare una cena speciale chiamata “dîner du gala”. Siccome le donne sanno che tra un paio di giorni ce ne andremo, quando ci troviamo a tu per tu con loro ci tengono a dirci quanto ci siano grate per quello che abbiamo fatto per loro in queste due settimane. Ci dicono che abbiamo portato loro allegria e che abbiamo spezzato la monotonia delle loro giornate, anche solo con la nostra presenza disponibile e sorridente.È molto bello per noi sentirci rivolgere queste parole, perché ci fanno capire che, nonostante non abbiamo certo apportato cambiamenti rivoluzionari nelle loro vite, alle donne del Centro abbiamo donato qualcosa di speciale, qualcosa che per loro ha significato tanto. Tutto questo ci ripaga di ogni fatica e realizziamo che in realtà abbiamo ricevuto almeno tanto quanto abbiamo donato, se non di più.
 
Elisa

martedì 7 agosto 2012

Lebanon 2012 – The REAL Olympic Games!

(Libano, 10° giorno di cantiere)

…E mentre a Londra impazzano le Olimpiadi “serie”, oggi qui al Rifugio facciamo furore con i nostri Giochi Olimpici, che vedono sfidarsi quattro squadre! Questi giochi coinvolgono sia le donne, sia i bambini, e si passa dalla corsa nei sacchi alla gimcana con in mano racchetta e pallina in equilibrio, dal doversi far passare una stessa corda nei vestiti fra membri di una squadra al dover riempire d’acqua una bottiglia con un bicchiere bucato. C’è tanta competizione e tanto divertimento per tutti, ma i bambini si mostrano particolarmente indisciplinati e ci fanno un po’ impazzire. Questa cosa ci dispiace, perché proprio nei giorni scorsi avevamo notato vari progressi nei bambini: conoscendoci, acquistando fiducia in noi, avevano imparato ad essere un po’ più obbedienti, a volte perfino seri! Oggi invece sembrano essere un po’ fuori controllo, ma nonostante ciò, riusciamo a portare a termine i nostri Giochi Olimpici e a cena proclamiamo la squadra vincitrice, composta da un gruppo di donne malgascie e nepalesi. L’annuncio viene accolto con un’ovazione mega-galattica delle trionfatrici, che sono davvero felicissime: vittoria!


Elisa

lunedì 6 agosto 2012

Let’s twist again!

(Libano, 9° giorno di cantiere)

Le attività riprendono secondo uno schema poco consueto: stranamente, i bambini sono svogliati e distratti e non hanno per niente voglia di giocare. Le donne invece si mostrano entusiaste e impazienti di essere coinvolte in attività “movimentate”. Facciamo con loro varie partite a “Twister”, che le ragazze sono particolarmente brave a giocare grazie alla loro flessuosità e capacità di mantenersi in equilibrio, ma ciò che più conta è che tutte si divertono un mondo! Eppure sappiamo dalla viva voce delle interessate che a volte i loro sorrisi mascherano delle tristezze profonde… Come avevamo già avuto modo di notare, le ragazze amano mescolarsi fra di loro e passare del tempo insieme, a prescindere dalle etnie e dalle nazionalità. Fa veramente un bell’effetto girarsi e vedere, tutte sedute intorno a un tavolo a ridere e a scherzare, una filippina, una ghanese, una nepalese e un’afghana… Un’altra cosa, insolita e bella allo stesso tempo, caratterizza le donne del Centro: tutte si prendono cura dei bebè di tutte, senza distinzioni, senza baruffe e senza gelosie. È perfettamente normale qui trovare una donna filippina che si coccola e si spupazza una piccola africana, ad esempio, e pensiamo che questa sia una stupenda e… involontaria “lezione di vita”!



Elisa

domenica 5 agosto 2012

Volontariamente in pausa

(Libano, 8° giorno di cantiere)

Oggi giornata di relax a Byblos! Byblos, in arabo Jbeil, è una cittadina molto turistica sul mare, in cui eravamo già stati qualche sera fa per mangiare al ristorante. Questa volta abbiamo l’occasione di girarla di giorno, sotto un sole luminoso e caldo. La mattina troviamo una chiesa, forse di rito maronita, dove partecipiamo a una Messa in lingua araba. È emozionante essere in piena terra araba e a maggioranza musulmana e poter comunque trovare dei cristiani come noi, che condividono la nostra stessa fede e che coraggiosamente la professano. Fuori dalla chiesa ci sono dei militari che presidiano il posto e la cosa fa un certo effetto. Dopo la Messa visitiamo il suk, anche se essendo domenica la maggior parte dei negozi sono chiusi, e un sito archeologico dove possiamo osservare rovine di varie epoche storiche, purtroppo tenute e conservate piuttosto male. Abbiamo una gran fortuna con i mezzi pubblici, perché riusciamo a prendere al volo l’autobus e poi il taxi che ci riportano a… “casa”. È stata una giornata di stacco, che ci voleva proprio: domani si ricomincia a lavorare!



 
Elisa

sabato 4 agosto 2012

Un po’ donne, un po’ bambine…

(Libano, 7° giorno di cantiere)
 


Le donne del Centro sono un po’ come delle bambine, semplici e pure di cuore, d’animo. Sono veramente dolci e affettuose e passare il tempo con loro è divertente e gradevole, anche solo quando si tratta di cantare o di fare dei giochi. È bello osservare come vengano spontaneamente a chiederci ad esempio di ballare: hanno tanta voglia di divertirsi e di passare del tempo in compagnia. Eppure a volte, tra una chiacchiera e l’altra, cominciano a parlare delle loro storie dolorose oppure si sfogano nei momenti di sconforto e in quei momenti non si può far altro che abbracciarle, asciugar loro le lacrime e promettere delle preghiere.

Elisa

venerdì 3 agosto 2012

Interculturalmente insieme

(Libano, 6° giorno di cantiere)

Stando qui ci si rende conto di quanto le nostre aspettative sulle attività da fare al Rifugio siano troppo “occidentali”. Ad esempio, per la preparazione della “Giornata Interculturale” di oggi, nella nostra testa c’era uno schema preciso: dividiamo le donne in sei gruppi, diamo loro dieci minuti a testa in modo da starci in un’ora e assegniamo a tre gruppi un ballo e a tre gruppi un canto. Invece poi capiamo che qui le cose non funzionano in maniera così “preconfezionata” e che è meglio lasciare ampio spazio di iniziativa e libertà alle donne. Anche se non ne verrà fuori un “festival delle culture” degno di una diretta televisiva, ma qualcosa di molto più semplice e meno organizzato, sarà comunque una giornata speciale e piacevole! La mattinata trascorre serena tra la ginnastica per le donne e i giochi per i bambini. Poi chiamiamo tutti a raccolta per la preparazione del momento interculturale del pomeriggio ed è bello vedere che le donne rispondono positivamente all’invito, venendoci a chiedere del materiale di cartoleria per disegnare scritte e colorare fogli con cui ci presenteranno poi i loro paesi. Finalmente alle 17:30 si “aprono le danze” e ci riuniamo tutti nello spazio coperto dove di solito mangiamo per assistere alle presentazioni di ogni gruppo. Le donne si fanno avanti e ci parlano dei loro paesi. I lavoretti preparati da loro, con materiale semplice e “povero”, sono veramente bellissimi. Alcune donne hanno creato delle casette colorate in miniatura, altre hanno disegnato la cartina del loro paese con la bandiera, altre ancora hanno fabbricato oggetti con il cartone colorato. Alcuni gruppi ci mostrano danze e ci fanno ascoltare canti tradizionali, in un miscuglio stupendo di lingue e idiomi diversi. Anche noi presentiamo l’Italia, tirando fuori oggetti, che ci eravamo procurati prima di partire, da una scatola di cartone. Si tratta di cose tipicamente italiane come il caffè, la pasta, gadget legati al calcio, riproduzioni di quadri famosi… Il bello di questo momento interculturale è che tutti sono partecipi ed entusiasti, il clima è veramente gioioso e tutti i gruppi si sostengono reciprocamente con applausi e cori. La parola che viene spontanea alle labbra è “solidarietà”, che travalica le provenienze e le origini diverse. Una volta che tutti i gruppi hanno terminato, si mette un CD di musica e ci si scatena nelle danze: ora non c’è più bambino e adulto, irakeno e italiano, bianco e nero: tutti i colori si confondono in un vortice di grande gioia di vivere e di puro divertimento!


 
Elisa

giovedì 2 agosto 2012

Pirati, all’arrembaggio!

(Libano, 5° giorno di cantiere)

Oggi è il grande giorno: si comincia con le attività programmate! La mattina ci dividiamo in due gruppi che seguano rispettivamente le donne e i bambini. Le donne hanno la loro prima sessione di ginnastica, mentre i bambini giocano a “scalpo”, ribattezzato per l’occasione “tail”. La fisicità di “scalpo” sormonta ogni difficoltà linguistica e il gioco riesce, allo stesso tempo la lezione di ginnastica riscuote molto successo di pubblico e tanto entusiasmo! Poi si preparano i bambini per il gioco pomeridiano vestendoli e truccandoli da pirati mentre con le donne si continua a ballare e a cantare. Con i bambini non è facile perché c’è da tenere a bada i più scatenati, ma il risultato finale è delizioso, con tanti piccoli pirati e piratesse che girano per il cortile. Poi pranzo, pausa e alle 17 si ricomincia con la caccia al tesoro per i bambini e con una sessione di pittura per le donne. Alle donne facciamo fare tanti disegni colorati su dei pannelli di metallo attaccati al cancello del Centro. Ciò che colpisce è la partecipazione numerosa e interetnica: le donne dei diversi paesi collaborano fra loro per dipingere i vari pannelli e tutte sono molto contente di lavorare insieme artisticamente! I bambini sono scatenatissimi nella caccia al tesoro, entrambe le squadre sono assolutamente determinate a vincere e i piccoli corrono ovunque, velocissimi e urlanti, per trovare i numerini nascosti. Una riflessione ci colpisce, sia per le donne, sia per i bambini del Centro: bastano giochi e intrattenimenti molto semplici perché si divertano tutti da morire! Gli ospiti del Rifugio aspettano con ansia le nostre proposte e sono pronti a buttarsi a capofitto nella ventata di novità che noi, con le nostre attività, portiamo nelle loro vite. Anche noi capiamo che l’importante non è tanto che un gioco riesca, che vengano rispettati ai minimi dettagli i regolamenti e che riusciamo a incastrare perfettamente gli orari: dobbiamo pensare soprattutto a divertirci con gli ospiti del Centro e a venire incontro alle loro esigenze con semplicità.


Elisa

mercoledì 1 agosto 2012

Divertirsi semplicemente, semplicemente divertirsi

(Libano, 4° giorno di cantiere)

Inauguriamo il mese d’agosto giocando con i bambini a “Un, due, tre… Stella!”, chiacchierando con le donne e scattando loro qualche foto. È incredibile vedere come questi bambini riescano a divertirsi con giochi molto semplici e viene spontaneo pensare ai bambini di casa nostra, sempre a caccia dell’ultimo modello di Playstation o di giochi di marca iper-sofisticati. È sorprendente anche vedere quanto sia facile e immediato l’approccio con le donne: anche se non ci conoscono e non sanno niente di noi basta un sorriso perché ti invitino a seder loro accanto, comincino ad abbracciarti e a ridere con te. Questo atteggiamento rende superabili le barriere linguistiche ma soprattutto ci si rende conto di quanto queste persone, donne e bambini, siano affamati di affetto e di attenzione, che sono naturalmente spinti a cercare in noi, lì apposta per loro. I bambini naturalmente richiedono molte energie e la difficoltà sta nel porre loro dei limiti e nel saper loro dire “Basta” al momento giusto. Nel pomeriggio, durante la riunione con lo staff, ci fa piacere vedere come le responsabili ci prendano molto sul serio, dando credito alle nostre idee e lasciandoci spazi per intervenire. Viene spontaneo pensare a quanto sia difficile gestire un Centro come questo, a quanto impegno richieda, ma N., M. ed E. sono donne forti e competenti nella loro professione. Più tardi si continua con giochi e chiacchiere e la sera usciamo tutti insieme a visitare un luogo santo per i fedeli cristiani libanesi, la città natale di San Charbel Makhlouf. Abbiamo l’opportunità di visitare la chiesa dedicata al santo eremita e ciò che colpisce è l’atteggiamento di preghiera intensa e silenziosa dei fedeli nella piccola chiesa di pietra, illuminata da una luce soffusa nella notte. Si percepisce un grande senso di pace e anche noi sostiamo qualche attimo in raccoglimento, radunando nuove forze per le attività dell’indomani.



Elisa

martedì 31 luglio 2012

Rompiamo il ghiaccio!

 
(Libano, 3° giorno di cantiere)

Quest’oggi giornata di programmazione: il nostro gruppo di volontari si divide in due per preparare le attività da portare avanti nelle due settimane che passeremo al centro. Dopo un’intensa partita di calcio mattutina e qualche chiacchiera con le donne facciamo una full immersion in cui tiriamo fuori tutti i giochi già sperimentati in anni di GREST, tutte le nostre conoscenza pratiche da mettere a disposizione, e ne esce fuori un planning degno delle Olimpiadi! Qualcuno di noi si scontra con difficoltà pratiche durante il giorno: bisogna adattarsi allo stile di vita molto semplice del centro in fatto di cibo servizi igienici, sistemazione, ma niente di insormontabile! Più volte abbiamo occasione di stare con lo staff, tutto al femminile, responsabile del Rifugio, che ci dispensa consigli, ascolta le nostre difficoltà e con cui scambiamo battute e risate. Il clou della giornata arriva però la sera, quando, mentre sediamo a tavola, i bambini vengono a regalarci caramelle, disegni e lavoretti fatti a mano da loro, con sopra i nostri nomi. Scattiamo varie foto e poi ci mescoliamo alle donne, che ci cantano alcuni loro canti tradizionali e ci fanno ballare con loro, nell’incanto del cielo notturno libanese illuminato da tante stelle. Andiamo a dormire con la piacevole consapevolezza che ormai il ghiaccio è rotto e che le donne e i bambini sono aperti alla nostra presenza in mezzo a loro: un’ottima base per partire col nostro super-programma di attività!



Elisa

lunedì 30 luglio 2012

Bimbi all’assalto

(Libano, 2° giorno di cantiere)

Primo giorno “attivo” del gruppo libanese. Partiamo per una località a nord di Beirut dove presteremo servizio in un centro di accoglienza per donne e minori immigrati. Viaggiamo in un autobus un po’ sgangherato ma dove i passeggeri si alzano per cederci il posto a sedere e poi in un taxi dove come ieri, saliamo in sette e giochiamo a incastro tipo “tetris”. Al rifugio veniamo accolti dalle gentilissime ragazze che fanno parte dello staff. Dopo qualche ora di riposo incontriamo la responsabile del centro, che ci illustra le attività portate avanti da lei e le sue collaboratrici a favore delle donne migranti. Siamo colpite dalla sua forza e competenza e durante il pranzo la tempestiamo di domande sulle sue esperienze passate e presenti. Il pomeriggio facciamo una visita guidata del centro e vediamo per la prima volta le persone per le quali siamo venuti. Tanti visi sorridenti di donne e bambini che ci permettono di entrare nelle loro stanze e rispondono ai nostri saluti in inglese e francese. Dopodiché abbiamo l’opportunità di girare liberamente per il centro e provare a gettare le basi di un rapporto. Cominciamo coi ragazzini, le cui nazionalità sono le più disparate e la cui età vai dai sei ai sedici anni. Inizialmente dobbiamo sforzarci di infrangere una sottile corazza e farci un po’ di coraggio per andare da loro, dire i nostri nomi e spiegare perché siamo lì, scambiare due parole nonostante le difficoltà linguistiche (solo alcuni di loro riescono ad esprimersi bene in inglese). Ma i nostri sforzi vengono ripagati perché nel giro di poco tempo i bambini mettono da parte la timidezza e cominciano a prenderci d’assalto, quasi per costringerci a giocare con loro, rincorrerli, farci il solletico, permetterci di farli salire sulle nostre groppe, in grembo, in braccio, in testa e chi più ne ha più ne metta. Fra un assalto e l’altro parliamo anche con alcune donne, che si aprono spontaneamente a raccontarci le loro storie di vita, spesso dolorosissime. La giornata si conclude con una cena all’aperto: domani programmeremo le attività da fare con le donne e i bambini. Ciao piccoli assaltatori, ci vediamo domani!

Uno dei disegni regalati ai cantieristi

Elisa

domenica 29 luglio 2012

Libano….arriviamo!

Elisa ha scritto un diario del suo cantiere libanese: un paragrafo al giorno. Lo postiamo con la stessa regolare "cadenza" con cui lei ha fermato le sue riflessioni. Un paragrafo al giorno per 16 giorni (alcune delle foto che accompagnano i post sono di Elisa Verrecchia, di Alberto Minoia, di Monica Ferrari e di Anna Martini).
 


(Libano, 1° giorno di cantiere)

Un gruppo di intrepidi italiani sbarca in Libano, con valigie e zaini pieni, tanto entusiasmo e un po’ di sonno in arretrato a causa della partenza molto mattutina. Una volta sbarcati a Beirut, veniamo subito investiti da una serie di sensazioni molto concrete: il caldo afoso che fa appiccicare i vestiti addosso, il forte odore di smog, la visita di edifici fatiscenti, alcuni dei quali recano ancora i segni delle pallottole. Sul veicolo che ci porta al nostro campo-base siamo ammassati e contorti in posizioni tipo “Tetris” per riuscire a starci tutti, ma visto che alcuni di noi sono tascabili, la cosa non crea troppi problemi. Il primo giorno è più che altro di conoscenza, fra di noi, della nostra coordinatrice, della realtà libanese. La sera abbiamo la fantastica opportunità di girare per Beirut, che osserviamo in tutti i suoi contrasti (edifici semi-distrutti attaccati a palazzoni e hotel ultra-moderni) e poi ci ritroviamo attorno al tavolo di un ristorante a bombardare il nostro palato di cibi speziatissimi e sapori a cui non siamo abituati, ma soprattutto a chiacchierare con la nostra guida per un giorno, che soddisfa tutte le nostre curiosità e domande sul Libano. Mentre ci racconta della guerra, della complicata situazione politica del suo paese, del quadro attuale libanese in fatto di religione, libertà, democrazia, ruolo della donna, ecc., rimaniamo incantati ad ascoltarla, ora sorpresi, ora shokkati, ora ammirati. Saranno tre settimane ricche di scoperte, di cose nuove da imparare, di emozioni e sensazioni. Libano: arriviamo!!!

Elisa

mercoledì 21 marzo 2012

Acque mediterranee

Dal Nord Africa all’Oriente Medio e soprattutto Vicino


Certo è passato “molto” tempo dall’inizio delle primavere Arabe, ne sono cambiate di stagioni… Infatti, come al solito in Italia, di vicende esterne al Bel Paese si fatica a parlare ed ancora meno a leggerne! Così stanno cambiando molte cose al di là della costa del Mare Nostrum: ci sono state molte altre manifestazioni in piazza, alcune prime elezioni con risultati parziali ma significativi (Egitto e Tunisia…), c’è ancora un Paese come la Libia senza il Rais, più o meno diviso, dove non si capisce chi  governa e come; la cosa certa è che il petrolio si pompa, gli accordi commerciali si rispettano e gli immigrati tornano nuovamente in crociera a Lampedusa! La questione regionale è aggrovigliata e complessa in questi Paesi e soprattutto non si è concluso nessun processo di democratizzazione. La gente è delusa perché avverte che gli sforzi per rivendicare i propri diritti sono stati sfruttati da altri per il mantenimento del potere, si pensi ai militari in Egitto e ai molti dirigenti e funzionari politici e amministrativi in Tunisia che sono rimasti ai loro posti.

A chi conviene tutto ciò?

Sicuramente non alla popolazione che è scesa con coraggio in piazza! Questa situazione serve all’Europa, all’Italia? A cosa è funzionale questa soluzione ancora in divenire? Certo la Libia è un punto nevralgico per le fonti energetiche e qui si vede come gli interessi nostrani siano ben controllati e difesi, ma per il resto dei diritti e delle libertà di queste popolazioni sembra proprio che ci interessino solo per esercizi di eloquenza e retorica politica nei vari palazzi romani.

Un altro caso che conferma la regola è la vicenda siriana, anche se sarebbe meglio dire il dramma, la guerra civile! La Comunità internazionale, come è chiamata negli ambienti (cosa poi avrà di Comunità questo insieme di interessi nazionali tra le due coste dell’Oceano Atlantico…), pensa bene di mantenere una posizione di stallo Che Poi Si Vedrà; ogni tanto si decidono nuovi embarghi, qualche sgridata verso iI Potere (Assad), contando sul puntuale veto russo-cinese… Intanto sono migliaia i morti dal marzo del 2011 nelle principali città della Siria. Tutti sappiamo che la questione è Regionale, dalla Siria la questione passa al Libano, con gli Hezbollah, a seguire in Israele per rimbalzare fino all’Iran e alla sua “energia atomica”… Diatribe interne con altri attori del Medio e anche Vicino Oriente come lo scontro confessionale e di potere tra Sciiti e Sunniti: c’è già stata una carneficina in Iraq.

Veduta di Amman

E allora entrano in scena, anche se spesso sottotraccia, l’Arabia Saudita, il Qatar con la sua omnicomprensiva emittente Al Jazeera… Sicuramente il 2012 non sarà l’anno dei Maya e della loro profezia, bensì l’anno cruciale per tutta la Regione Mediorientale. Non dobbiamo dimenticare poi che sempre nell’Area ci sono partite aperte come l’Iraq e questioni ancora più a Est come l’Afghanistan e l’obiettivo della ritirata nel 2014. Oltretutto il business dei papaveri è in continuo aumento in quelle terre e c’è proprio da chiedersi se tutta questa presenza militare internazionale non possa proprio niente per eliminare anche parzialmente questo traffico che è sotto gli occhi di tutti! Ma di per sé è proprio in Occidente che ci sono i meglio consumatori di droga e quindi il business è business…

Rimanendo un poco in zona c’è sempre il Pakistan (con le sue atomiche e le Madrasse) e l’India che non possono rinunciare a darsi battaglia e a guerreggiare, oltre che per il loro Kashmir anche per mantenere relazioni non troppe lecite con le terre dei nuovi Talebani e soci! Volendo rincasare da questo breve tour, si può proprio partire da Kabul per far ritorno verso l’Oriente Vicino e Medio, passando dalla Turchia sempre in bilico su un confine e una visione espansionistica EuroAsiatica, con il nodo curdo irrisolto e sepolto… che ritornando in Siria trova alleanze ambigue e sospette.

Concludendo con una speranza: invito tutte le persone libere e di buona e consapevole volontà perché possano far sentire la loro voce e dire, magari a volte urlando, il proprio sì alla pace e ai diritti dei popoli, e un no alla guerra che come risultato porta sempre ad un disastro e alla disumanizzazione dell’uomo. Facciamo la nostra parte per favorire una più ampia coscienza critica in Italia, là dove viviamo, studiamo, lavoriamo! Ben venga che tornino a sventolare in piazza, ma anche dai balconi e dalle finestre le bandiere della pace per la popolazione siriana e per tutti quei popoli che soffrono a causa delle solite guerre preventive, o di interventi pseudo umanitari fatti di bombe intelligenti e danni collaterali!


Concludo condividendo una parafrasi di un antico storico:

“Ne fecero un deserto e lo chiamarono Pace” (Tacito)

Alberto