Visualizzazione post con etichetta Moldova. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Moldova. Mostra tutti i post

martedì 8 gennaio 2013

Very Important SCE

Per completare la selezione di SCE che diventano famosi, ecco qui la mia ultima fatica in campo cinematografico.
Dopo un'ardua selezione sono stato scelto come il più "Italiano Vero" (mi hanno lasciato cantare) presente nel paese. Poi viste le mie passate esperienze in famosi videoclip quali "Un salto in Romania" o "Trei gusti is megl che one" o ancora la partecipazione nel documentario internazionale "Aproape de tine" il ruolo non poteva che essere mio.

Quindi eccomi qui, a fare l'italiano in viaggio per la Moldova, a cercare una nonnina che suona il tamburo, a vivere e vedere un po' tutto quel che di tipico c'è in questo paese. Senza scherzare, in 4 minuti si condensa molta di quella che è la Moldova e di quello che è viverla.

Loro poi sono gli Zdob si Zdub, un gruppo folk rock famosissimo qui in Moldova e in generale nell'Europa dell'Est.

Quindi vi invito a scoprire loro e un pezzettino di Moldova in viaggio con quel cane di attore che è Marco Polo. Buona visione!


lunedì 10 dicembre 2012

C'era una volta...


C’era una volta una casetta chiamata “Centro Maternale In Braccio alla Mamma”. 


In questa casetta vivevano otto bambini con le loro mamme. Tutto il giorno si giocava, si mangiava qualcosa di gustoso, ci si visitava a vicenda, si condividevano i giocattoli, e tutti erano molto felici.
Ma un giorno qualcosa cambiò, tutto era diverso.
Alexandra e Anişoara chiamavano le loro mamme, ma queste non rispondevano. Damian e Anamaria volevano dare un bacio alle loro mamme, ma queste avevano un odore insolito. Vlada sorrideva, ma non si sa perché, la mamma era arrabbiata. Olguța aveva fame, ma la sua mamma si era dimenticata di darle da mangiare. Vladuța era abituata al canto della mamma, ma quel giorno non aveva ancora cantato. Jasmina era al suo primo giorno nella casetta e non poteva giocare con nessuno perchè non conosceva gli altri bambini.
Fuori c'era un gelo terribile, il paesaggio era completamente innevato, batteva il vento, e da lontano si sentiva l’ululato di un lupo. Questo, però, non era lupo normale, aveva la capacità di sentire da lontano che nella casetta stavano succedendo cose strane. Lui, infatti, aveva un udito molto fino e aveva sentito che al Centro Maternale i bambini piangevano e non si sentivano bene.


Si era avvicinato pian pianino alla finestra e aveva ascoltato tutto ciò che stava accadendo nella casetta. Vedendo questa ingiustizia, la rabbia dei bambini, il lupo si arrabbiò e decise di fare una magia che potesse essere da insegnamento alle mamme.

"Ti vedo, ti sento, il tuo pianto è un tormento. Chi ai bambini cura non sa dare, si trasformi in animale".

Fulminò e tuonò, e le mamme sparirono dal Centro Maternale. In quel momento nella casetta apparve una ragazza bella, tenera e attenta che si chiamava Alba-ca-Zapada. Siccome i bambini erano rimasti da soli senza le loro mamme, avevano deciso di costruire un loro mondo, dove erano protetti da Alba-ca-Zapada.  I bambini stavano bene, però sentivano la mancanza delle loro mamme.


Dopo la magia del lupo, improvvisamente, le mamme si ritrovarono in un luogo sconosciuto senza i loro bambini. Ma questo non era l'unico problema. Si guardarono l'un l'altra e, sorprese, scoprirono di non essere più persone umane. Si erano trasformate in animali: orso, tigre, coniglio, pinguino, canguro ed elefante.

Tutte si chiedevano: "Dove siamo finite? Dove sono i bambini? Perché siamo così?"
Ed ecco, passare da quelle parti una volpe che, con un sorriso malizioso, disse: "Oh, voi siete le mamme a cui il lupo ha fatto un incantesimo? Siete nel bosco, care mie, e se volete tornare dai vostri bambini, dovete per prima cosa trovare il lupo”.

Le mamme erano disperate perchè non sapevano cosa fare, dove trovare il lupo e come convincerlo a togliere la magia. Iniziarono così a litigare perché avevano idee diverse. Volevano trovare la strada di casa ognuna per conto proprio, ma poi capirono che solamente insieme avrebbero potuto trovare il lupo.
Fecero un piano e il giorno dopo si organizzarono di conseguenza.
In mezzo al bosco c’era una radura dove sorgeva una casa circondata da erbe medicinali. Dopo averla vista, il canguro si avvicinò, bussò alla porta e corse via velocemente. Il coniglio cercò di attirare il lupo con una carota, perché tutti erano a conoscenza del suo amore per le carote. Il lupo uscì e seguì inebriato l’odore della carota. L’elefante stava nascosto, ma appena sentì il rumore dei topolini, si spaventò e iniziò a correre. A causa del rumore dei passi e del panico generato dall’elefante, il lupo iniziò a correre senza rendersi conto che le mamme-animali avevano predisposto una trappola, che era stata preparata da tempo dall’orso. Egli, infatti, aveva fatto un buco e l’aveva ricoperto con dei rami. Quando il lupo cadde nella fossa, la tigre lo prese e il pinguino che era di ritorno dal fiume, lo legò con il filo da pesca. 

Gli si misero di fronte e gli chiesero: "Perché ci hai trasformato e dove i nostri figli? Ci mancano e siamo molto preoccupate per loro".
"Ero vicino al Centro Maternale e ho sentito che i bambini piangevano e voi non eravate vicino. Ho pensato che non volevate prendervi cura dei vostri bambini. Dove eravate?", disse il lupo.
"Ogni tanto abbiamo delle mancanze, perché a volte siamo stanche o non sappiamo come gestire alcune situazioni”, risposero le mamme.
"Lo so che non è facile essere una mamma. Ma voi potete, avete tutte le capacità, amate i vostri bambini e, qui, avete anche delle persone che vi possono aiutare e dalle quali potete imparare.
"E, quindi, adesso cosa possiamo fare?"
"Ho visto che vi potete organizzare, potete discutere, potete lottare per i vostri bambini e per il vostro benessere. Mi avete trovato: adesso vi mostrerò la strada per casa."
Tutti gli animali, compreso il lupo, si misero in cammino e ritornarono al Centro Maternale. 
Le mamme erano molto felici, ma non sapevano come avvicinarsi ai loro bambini, perché erano ancora animali. Allora il lupo disse: "Per togliere l’incantesimo, è necessario che vi stringiate in un abbraccio."
Gli animali fecero un cerchio, si abbracciarono ed improvvisamente tutto il  centro si illuminò, si sentì una dolce melodia  e tutti gli animali ritornarono ad essere umani.
Le mamme presero i loro bambini in braccio, li baciarono perché avevano sentito molto la loro mancanza. I bambini erano felici che le loro mamme erano ritornate alla casetta.
Ma il lupo era molto triste, non si sa perché. Alba-ca-Zapada rivelò a tutti che anche il lupo era stato stregato. E così decise di rompere l'incantesimo. Con un tocco di bacchetta magica, il lupo si trasformò in ..... 

….un uomo buono che si prende cura della salute dei bambini e delle madri al Centro Maternale.

Ora i bambini sono tra le braccia delle loro mamme e…. 
…vissero per sempre felici e contenti.
     

"Racconto invernale" ideato dalle mamme del Centro Maternale

lunedì 26 novembre 2012

Accanto a te

Un bel documentario che racconta i progetti di Diaconia ad Orhei in Moldova. Niente da aggiungere, se non buona visione!

giovedì 22 novembre 2012

Domnul sef


Quando ti prepari per andare in missione (n.d.r. “svolgere un compito particolare fuori dalla sede abituale di lavoro”, nel nostro caso in Moldova) sei concentrato sugli obiettivi, le persone da incontrare, i progetti da conoscere o da valutare.
Se poi la meta da raggiungere è abituale, non ti preoccupi troppo del contenuto della valigia. Sai che gli amici ti accoglieranno come in famiglia e non incontrerai ombre di cui aver paura.



Punti la sveglia alle 4.30, il decollo a Malpensa è previsto alle 8. Affronti la fatica con serenità, perché hai la certezza che alla fine della giornata varcherai senza incertezze la soglia di casa.
Ad avere un po’ più di tempo, avrei corredato il post di una musica strappalacrime ma si sa, “noi abbiamo gli orologi…sono gli africani che hanno il tempo”.

Anche M&M&M, nonostante quintali di formazione interculturale, non hanno avuto il tempo…di pagare la bolletta della luce!!!!!!!

E così da un paio di giorni mi tocca condividere con il collega (altro M, un incubo!), in una romantica atmosfera, gli spazi vitali (ma proprio TUTTI) che una casa può offrire.
Per rimediare al nefasto scarto culturale, M cerca di rimediare colorandosi di nero e colorando M che stoicamente non oppone resistenza.


Decidiamo di immergerci nella cultura moldava e accogliamo con piacere la proposta di una cena in un locale non propriamente turistico. La città riserva sempre sorprese e così, mentre ci incamminiamo verso la ridente trattoria “Più sotto del bagno” (c’è poco da ridere…), rimaniamo colpiti da almeno un paio di stranezze.

La prima

La seconda merita il lancio di un nuovo concorso (scrivere le ipotesi nei commenti al post): 
cosa rappresenta questo cartello stradale?




La serata scorre piacevolmente…in particolare per M e M a turno vengono abbordati da un cortese quanto brillo signore che, ebbro di felicità, ci dona una caraffa di vino della casa!
Si torna a casa e ci si prepara all’evento della settimana:  tutto l’ufficio è fibrillazione per la conferenza che racconterà pubblicamente gli esiti di anni di un processo di lavoro promosso dalla chiesa locale e condiviso con generazioni di SCE.
Un manifesto pubblicitario ci ricorda che qui la strada da percorrere è ancora lunga…

Verso l'Europa: verso un futuro decente
Ore 7, suona la sveglia! Abbiamo messo in valigia il vestito della festa e finalmente, ora che la luce è tornata, possiamo guardarci allo specchio per farci belli.


La sala è gremita, gli studenti dell’Università che ci ospita, gli operatori sociali e le autorità ascoltano con attenzione i relatori. M termina il suo intervento tra gli applausi, gli amici di Diaconia sono contenti! 


Ora però pubblico il post che stasera si festeggia!


p.s. Dimenticavo. Questa volta mi porto a casa una  gratificazione grande almeno quanto il risotto alla salsiccia e il tiramisù cucinati da M. Il mitico signor Jacob, uomo tuttofare nonché “agente immobiliare nostrano”, interpellato per l’emergenza buio, entra in casa Caritas, mi riconosce (!?!), interrompe il vano tentativo di aggirare l’embargo dell’ENEL locale (collegando un numero imprecisato di prolunghe) e mi saluta dicendo: “Buna ziua domnul sef!"(buona sera signor capo!.
Questo si che è sentirsi a casa!

lunedì 12 novembre 2012

Sarà perché...te iubesc!

Credo sia capitato un po' a tutti...quel momento, un po' inaspettato dove danno una canzone alla radio, e dentro di noi si accende qualcosa. Io mi ricordo quando facevo le notti in Croce Verde e andavo di guardia medica, ore in macchina a orari assurdi, ad aspettare che il dottore finisse le sue visite. Mettevo su la radio per passare il tempo ma alla fine il modo per passare il tempo diventava lo zapping, finché poi non arrivava una qualche canzone e per qualche minuto la nottata diventava stupenda.

Che poi io di solito la radio non la ascolto tanto, però qui in Moldova, volente o nolente, la ho spesso nelle orecchie.

Mi ricordo quelle volte in macchina con Vasile, Dorel ha lasciato su Jurnal FM e alla mattina ci sono i due dj che fanno domande buffe per il pubblico, e chiama chiunque, dal "simpaticone" alla "gospodina", per dare risposte ovvissime, bruttissime e magari se capita anche simpatiche.

Mi ricordo quelle volte nelle rutiere con radio sul popolare ed è una festa (tipo della donna, della mamma) e chiamano tutte le signore per augurare alla categoria "lunga vita" e "tanta fortuna" nei mille modi che consente le lingua romena.


Mi ricordo di tutte quelle volte in cui andando ad Orhei abbiamo beccato i posti in fondo, che significano scossoni amplificati e, se va bene, anche amplificazione amplificata, perché gli altoparlanti li hai diretti nella orecchie e la musica "pompa nelle casse" (cit. Rosa Bettiga).

Mi ricordo quella volta che, tornando dai Cantieri, Anatol ha mandato un messaggio in radio, noi tutti mezzi addormentati nel pulmino, abbiamo creduto di sognare quando abbiamo sentito: "Grazie ai volontari italiani e a quelli di Diaconia per queste due settimane di campi a Manta e Razalai".

Mi ricordo tutti quei viaggi verso i centri di Diaconia, con Nadea e con l'immancabile Radio Noroc e la sua musica popolare che, come dice il jingle, è "in inima Moldovei" ma anche un po' nel nostro.


E poi c'è una di quelle volte, come ho detto, che spunta fuori quella determinata canzone e ti riempe la giornata. Se quella volta, questa è "Sarà perché ti amo" allora capisci che non è tanto la musica ma è tutto quel che c'è intorno, e se sei felice magari non è la canzone ma è quel che stai vivendo e soprattutto dove.
Moldova, sarà perché te iubesc...

domenica 28 ottobre 2012

Trei gusti is megl che one

Una produzione M&M&M.
Intervista-documentario sull'eterogeneità degli esemplari di servizio civilisti in Moldova. 

I riferimenti a fatti e persone non sono puramente casuali.
Dubbi e perplessità sono più che leciti e siamo disponibili a chiarirli.
Buona visione!


lunedì 15 ottobre 2012

Scatta il cantiere: "Primi piani"

Ed ecco, infine, l'ultima categoria: per alcuni si tratta della categoria regina, per altri è una categoria pedone; nessuno la crede la categoria automobilista.

I primi piani. Le foto migliori dei volti delle persone incontrate durante i campi, con le quali il concorso "Scatta il cantiere" ringrazia calorosamente, saluta cordialmente e va.

Senza pagare.

Lo rivedremo l'anno prossimo, per la settima edizione, e gli chiederemo gli interessi.

Conosciamo già la sua risposta: "Fotografia, viaggi e volontariato".


1° classificata
 
Eppure non ci siamo mai visti, di Francesco Minoia (Gibuti)
2° classificata
 
Il valore di un sorriso, di Simona Limoli (Etiopia)
3° classificata ex aequo
 
Sguardo d'oriente, di Elisa Cremonesi (Giordania)
3° classificata ex aequo
 
Sorridimi, di Francesca Mercurio (Etiopia)
3° classificata ex aequo
 
Si?, di Marco Povero (Moldova)

domenica 14 ottobre 2012

In ospetie a Tiraspol


Che se diciamo ad Ana Maria che andiamo a Tiraspol, poi ci andiamo davvero! (cit. Alè)

Il microbus per Tiraspol è scritto in cirillico e il film che danno sullo schermo è in russo. Alla frontiera c’è coda, ma bastano 5 lei nel passaporto per fare in fretta. Il passaporto perché ufficialmente Tiraspol è in Moldova, ma di fatto c’è una dogana e bisogna compilare un modulo: abbiamo a disposizione 24 ore per ritornare. Al di là della frontiera le strade mi sembrano migliori, ma in generale tutto è molto curato, ordinato e bello. Compaiono le utilitarie pressochè assenti in Moldova, già in Moldova, perché qui non mi sembra Moldova: se parliamo rumeno sembriamo stranieri, c’è un’altra moneta e i soldi che arrivano dalla Russia si vedono.

Alla fermata del microbus ci aspetta Ana Maria in tacchi e vestito elegante perché qui si distinguono i giorni normali da quelli speciali e oggi è speciale: arrivano gli “italieni”. D’ora in poi noi siamo in ospetie, siamo ospiti e perciò: a tavola! Sono le 5 e andiamo a mangiare: piatto di stagione, peperoni ripieni. È lo stesso ripieno del cibo tipico delle feste, le sarmale. Il bicchiere di vino è piccolino, ma sempre pieno.

Nistru, fiume che divide la Moldova, da cui Trans-nistria

Facciamo un salto a vedere Tiraspol by night: ponte illuminato e barche con musica. Facciamo un trenut in onore dei Cantieri passati insieme. Tornati a casa si mangia – e si beve - ancora un po’ e dopo Tom e Jerry in russo: spaconi noci, buona notte!

Il 9 settembre è la giornata dei tankisti: nella piazza principale, sotto un carro armato, ci saranno una settantina di persone, noi comprese, tra cui un anziano con più medaglie che anni. Durante l’arringa di un soldato, i veterani ridono, è una bella giornata, tutto mi appare normale e bello, come i fiori freschi sulle tombe degli eroi: “i vostri nomi potranno essere sconosciuti, ma le vostre gesta sono immortali”. Penso che si ricorda una guerra europea combattuta quando io ero nata. Avevo 6 anni e tutti i giorni passavano alla tele notizie sulla Bosnia: non capivo molto, ma mi ricordo bene. Della guerra in Transnistria, invece, non ricordo nulla, non si sa nulla.



Davanti al parlamento sta Lenin di guardia. Dopo tre anni i genitori di Ana hanno la cittadinanza transnistriana e possono votare; Ana invece aspetta per il suo primo voto le prossime elezioni in Moldova, cioè nella Moldova al di là del Nistru, quella dove la falce e il martello dal primo ottobre sono illegali, non quella con l’unica bandiera al mondo che ancora mantiene i simboli comunisti.

Proseguiamo la visita della capitale di questo stato-fantasma non riconosciuto da nessuno. L’eroe nazionale, come l’eroe moldavo Stefan cel mare, ha combattuto contro i Turchi. La storia racconta che erano pochi contro molti, ma l’astuzia li fece sembrare molti, così i Turchi se ne andarono senza combattere e la Transnistria fu salva. A scuola qui si impara la storia universale sempre in parallelo con quanto è accaduto in questo piccolo fazzoletto di terra di 3500 metri quadrati, ma il libro è scritto da un professore molto parziale, così ci spiega Ana Maria che studia all’unico liceo rumeno della Transnistria.



Per pranzo pesce in salamoia e melanzane ripiene di aglio (spicchi interi grattugiati da me medesima come si grattuggia il formaggio), si beve vino. Si guardano video, si leggono articoli e ci si prepara: alle 5 dobbiamo essere alla frontiera. Non possiamo andarcene senza portare con noi un barattolone di verdure in salamoia e una bottiglia di vino fatto a casa: siamo in ospetie.

Ps Concluse le valutazioni cantieristiche siamo proiettati ai CdS 2013: lo studio di fattibilità assicura che se sai come si traduce “Copii facem cercul, bambini facciamo un cerchio”, tutto filerà liscio: per il prossimo cantiere basta sapere “dijei cruc” e poi tutti a Tiraspol, da Ana Maria!

giovedì 11 ottobre 2012

Scatta il cantiere: "Foto libere"

Con sconfinato piacere, nella categoria in cui concorrono tutte le foto che non stanno nelle altre 4 categorie, annunciamo che per la prima volta nella storia delle 6 edizioni ha vinto una cantierista locale, Ana Maria Pruss!

Applausi.

Spengiamo le luci.

Vai colle foto.

1° classificata
 
Ombrello, di Alice Cognetto (Etiopia)
 
 
2° classificata
 
Il pensiero è la manifestazione dell'infinito senza spazio e tempo, di Ana Maria Pruss (Moldova)
 
 
3° classificata ex aequo
 
Rafiki, di Camilla Pienzi (Gibuti)
 
 
3° classificata ex aequo
 
Senza titolo, di Anna Curreli (Etiopia)
 

lunedì 8 ottobre 2012

Scatta il cantiere: "Attività"

Sì, dunque, queste le tre foto che han vinto la categoria "Attività".

Che altro aggiungere?

1° classificata
Un, due, tre, stella!, di Erica Favero (Moldova)

2° classificata
Colors, di Cesare Bianchi (Teggiano)

3° classificata
Bandiera, di Luca Ravasi (Etiopia)

martedì 2 ottobre 2012

Scatta il cantiere: "Prendi il largo"

Inauguriamo una serie di 5 posts con i podi della sesta edizione del concorso fotografico aperto a cantieristi e affini. Anche per mostrare agli sce cotanta arte gemmata sorprendentemente nelle passate settimane estive.

La prima categoria che pubblichiamo è quella relativa al senso del cantiere della solidarietà, il cui motto è stato "Prendi il largo". E qua mi fermo e faccio parlare le foto.

1° classificata


È bella la strada che porta a casa, di Anna Curreli (Etiopia)

 
2° classificata
 
Non lo può certo sapere questa terra così rossa quante gocce della pioggia la faranno respirare, di Alessandra Bottini (Moldova)



3° classificata

Silenzio fragoroso, fiducia illuminata, di Francesco Minoia (Gibuti)
 

lunedì 1 ottobre 2012

Tabara mea


Cos’è un Cantiere della Solidarietà?


Per me è una scuola piena di belle sorprese dopo molto lavoro. È una storia con un finale felice.

Con che scopo si fanno i Cantieri?


In ogni località del paese esistono dei bambini che non hanno la possibilità di andare in vacanza per mancanza di soldi. Questi campi estivi si fanno con lo scopo di portare il sorriso ai bambini e di coinvolgerli in diverse attività.

CANTIERE DELLA SOLIDARIETA’ 2012
Quest’anno abbiamo vissuto un Cantiere per due settimane in diverse località. Per me è stato un piacere partecipare a questo Cantiere perché ho imparato cose nuove e ho conosciuto persone alle quali mi sono legata. Nonostante il fatto che non siamo stati un gruppo del tutto unito, siamo stati bravi. Sento anche adesso la mancanza delle riunioni che davano a tutti un grande piacere! Se non avessi partecipato a questo Cantiere di certo non saprei cosa significa ,,torttelino’’.


Sono incredibilmente gioiosa, sono felice di aver partecipato a questo meraviglioso Cantiere e orgogliosa di aver potuto partecipare e inserirmi nel gruppo! Ringrazio tutti quelli che sono stati insieme a me per i momenti passati insieme, ringrazio per quello che fate e per il sorriso portato a ogni bambino. Sono sicura che nel cuore di ognuno di noi rimarranno per sempre i momenti che ci hanno fatto sorridere! Questi momenti non si dimenticheranno grazie all’attività che abbiamo fatto e alle foto che abbiamo.



                    

Ce este tabara solidaritatii?
Pentru mine este o scoala plina de surprize frumoase dupa multa munca! Este o poveste cu un final fericit!

Cu ce scop se face aceasta tabara?
In fiecare localiate din tara,exista copii care nu au posibilitatea de a pleca la odihna din cauza insuficientei a banilor! Aceasta tabara, se face cu scopul de a aduce zimbete copiilor si ai implica in diverse activitati!

TABARA SOLIDARITATII 2012
In acest an am petrecut o tabara timp de 2 saptamini, in diferite localitati. Pentru mine a fost o placere sa particip la aceasta tabara deoarece am invatat lucruri noi si am cunoscut personae care m-am atasat de ele! In pofida faptuli ca nu am fost un grup total unit,am fost bravi! Sedintele la care primeam cu toti o mare placere,le simt si acum lipsa! Daca nu as fi participat la aceasta tabara cu siguranta nu as fi stiut ce  inseamna ,,torttelino’’!

Sunt nespus de bucuroasa,sunt fericita ca am participat la aceasta minunata tabara! Chiar mindra ca am putus sa particip si sa ma incadrez in grup! Multumesc tuturor care au fost alaturi,si pentru clipele petrecute impreuna,multumesc pentru ceea ce faceti si pentru zimbetl adus fiecarui copil!   Sunt sigura ca in sufletul fiecarui dintre noi va ramine pe veci momentele care au as zimbet pe buzele noastre! Aceste clipe nu se vor uita nicind, datorita activitatii care am facut si datorita pozelor care le avem!

Ana-Maria

lunedì 24 settembre 2012

Radio Kindu - Hit parade SCE - Moldova

Dopo Congo, Bolivia, Giordania come è ovvio è il turno dell'amatissima Moldova. In ogni microbuz, taxi, radio, tabara de vara, discoteca improvvisata questa hit non poteva mancare e, da buon tormentone, dopo aver fatto il suo dovere è diventato insopportabile.
Poteva Radio Kindu fare a meno della hit dell'estate 2012 di questo splendido e sconosciuto paese? Beh, secondo noi no...vediamo che ne pensate voi!

Marco, Mariaclaudia, Mariarosa

P.S. "Vara nu dorm" significa "L'estate non dormo" e infatti adesso è uscita la parodia "Toamna ma culc" ossia "In autunno vado a dormire".

martedì 18 settembre 2012

Eu vara nu dorm!

...è passato ormai più di un mese dal Cantiere della Solidarietà a Manta e Răzălăi, ma nonostante ciò continuamo a sentire l'eco di quest'esperienza rivivendola in tanti racconti condivisi qui sul blog.
Qualche giorno fa abbiamo rivisto i volontari moldavi che hanno partecipato alla tabara de vara e abbiamo voluto fare loro questo regalo per "riassumere in cinque minuti due settimane di tabara" (cit. Ana Maria). 
Adesso lo lasciamo qui per voi, in particolare per Alessandra, Angela, Erica, Francesca, Ileana, Marilisa, Silvia, Simone, Stefania e tutti coloro che hanno collaborato per rendere questa esperienza  così speciale.

Grazie a tutti dal trio M&M&M

Eu vara nu dorm! (Io d'estate non dormo)


mercoledì 12 settembre 2012

Impressioni di settembre


A fine estate 2011 scrivevo sulla mia pagina feisbuc (versione dialettale colichese del famoso social network facebook) "Attendo con ansia settembre e tutte le novità che porta con sè". E' trascorso un anno, decisamente ricco, imprevedibile, caratterizzato da alti, bassi, ancora alti, ancora bassi, un basso ancora più basso, un salto verso l'alto, bassi, dai ancora un pochino verso l'alto…oh l'equilibrio, che faticosa conquista!
E così anche quest'anno settembre è arrivato: nono mese dell'anno e ottavo di servizio civile. Come in una gravidanza il nono mese racchiude in sè la fine ed un inizio, così come settembre rappresenta la fine dell'estate e l'inizio di ogni genere di attività.
I miei cugini hanno ripreso la scuola, la mia migliore amica dell'infanzia si è sposata, le "migliori" stanno prenotando viaggi e scegliendo il corso più alternativo presente sul mercato milanese (sembrerebbe aver vinto il Boogie-voogie), l'Amora sta imparando i giorni di ritiro dell'immondizia, il Bettiguccio raccoglie nocciole per "fare la torta quando sarai tornata, Rosa", e LaCugi inizia a collezionare cartoni di varie dimensioni per il Carnevale 2013.
Anche Chisinau si lascia travolgere da questo rito: la scuola è già iniziata da una settimana, le strade ed i microbus sono più affollati, i cartelloni della stagione teatrale 2012/2013 invadono il mercatino russo, le foglie degli alberi cambiano colore ed anche il trio M&M&M ha deciso di "mettersi in gioco", sfidando i propri limiti: Marco seguirà una dieta per mantenere i kg persi durante i cantieri e ridurrà il consumo di Mirinda (una specie di aranciata moldava) ed incrementerà quello di acqua ("meno carboidrati più acqua", consiglia la sottoscritta); la Bettiga s'impegnerà nel migliorare il suo ritmo di corsa (il mio personal trainer Marco Povero dice che 1km e 400 metri in nove minuti non li fa neanche una persona che cammina sulle mani! Sono troppi!); Mari, invece, si sperimenterà in cucina! (La prova di settimana scorsa pasta al sugo è stata superata a pieni voti. Dobbiamo però lavorare sulle dosi: 500 gr di pasta per tre sono forse un pochino eccessivi, soprattutto tenendo in considerazione gli obiettivi delle altre due M!).




Ma solamente fermandomi a riflettere mi rendo conto che ogni mese di questo servizio civile ha avuto un suo inizio.

Febbraio: Polemiche, ricorsi, attese non fermano il servizio civile. Si inizia, si inizia sul serio!
Marzo: "Nel continente nero, paraponziponzipò"….Io e Beatrice arriviamo in Kenya a ritmo di "Jambo Jambo Bwana. Habari Gani? Nzuri Sana! ". 
Iniziamo a imparare le cose importanti: 1 euro equivale a circa 110 scellini, la tariffa del matatu che ti porta in centro Nairobi (Beba town! Beba town!) cambia in base all'orario, alla direzione e al meteo: in caso di pioggia il biglietto costa di più!  Tre maembe (manghi) costano 45 scellini. Ugali e sukuma o ghideri sono il cibo settimanale e i chapati quello della domenica. I cafasso boys amano cantare e ballare e non si stancheranno mai di ascoltare "You are so beautiful" di Akon e "Missing you" dei Busy Signal.
Aprile: Un nuovo inizio. Dopo aver trascorso il primo mese con Sister Rachel viviamo il passaggio di consegna della gestione della Cafasso House al team di Sister Lucy . Anche qui iniziamo a imparare le cose importanti: ogni periodo di transizione porta con sè alcune difficoltà che coinvolgono tutti i membri del sistema di riferimento: i beneficiari, lo staff e anche le ragazze in servizio civile. Ed è proprio in questi momenti di destabilizzazione che possono emergere in modo evidente difficoltà comunicative, non dettate da una lingua diversa, ma forse da una cultura diversa a tratti difficile da comprendere.
Maggio: Inizio a fare il conto alla rovescia..quanti giorni mancano al rientro in Italia? Tutti conoscono il  "Mal d'Africa", sensazione di nostalgia di chi ha visitato l'Africa e desidera tornarci. Ecco, io avevo sviluppato contro ogni mia aspettativa un altro genere di mal d'Africa, incomprensione e frustrazione di chi è stato in Kenya e desiderava tornare a casa.
Giugno: Impossibilità di ritornare in Kenya. Proseguire in Italia o iniziare altrove?
Luglio: La Moldova. Un nuovo inizio, di nuovo. Lingua rumena, religione ortodossa, moneta nazionale il Leu, due compagni di servizio da scoprire, un'associazione locale da conoscere per collaborare al meglio insieme, cibi nuovi da assaporare, strade da memorizzare.
Agosto: Scopro che ci sono persone che all'inizio di ogni mese hanno l'abitudine di fare gli auguri: "buon primo agosto! buon primo agosto!". Chi sono? I facilitatori di una ritrovata spensieratezza, i cantieristi 2012.
Settembre: Sapete cosa c'è? Domani inizio le attività al centro maternale ;) Noroc!




Un mese dopo...

“Non lo potevo certo sapere…
che quello che non capisci è forse quello che più ti porti a casa”
[cit. Alé]


Eh già! E chi l’avrebbe detto che una volta tornata da quel viaggio tanto atteso mi sarei sentita proprio così?! Quando provo a raccontare ciò che ho vissuto, oltre a non sapere da dove iniziare, sento che le mie parole rimangono troppo fredde e distaccate rispetto al calore (che non è solo quello fisico delle stanze sauna di Manta e Răzălăi) che ha contraddistinto un’esperienza che non mi ha lasciata indifferente sia per i momenti in cui tutto è andato alla grande, sia per quelli più faticosi in cui mi ha sfiorata qualche dubbio sul senso del mio essere lì.

Quel tempo che scorreva tanto rapidamente durante l’animazione la mattina o durante i lavori sociali il pomeriggio quanto lentamente durante alcuni momenti di programmazione e/o verifica che mi sembravano veramente interminabili!

Quanti sguardi, parole, emozioni, situazioni ho assorbito, proprio come una spugna, e ora sento che dentro di me qualcosa è cambiato, ma non sono ancora in grado di chiamare col loro nome quei sentimenti che riaffiorano guardando una delle 4500 foto (!), magari scegliendola perché aiuti a raccontare laddove le parole non arrivano, leggendo un post di qualche amico moldavaccio, ascoltando qualche canzone che ha accompagnato il cantiere, svegliandomi la mattina con la mitica Sandra…

Silvia

venerdì 7 settembre 2012

Ripercorri la stessa strada, ma raramente saranno gli stessi passi...

Quando avevo circa sette anni e passavo ore sul sedile posteriore dell’auto dei miei guardavo fuori dal finestrino le distese di campi di pannocchie e tentavo di convincere mio papà a fermarsi in una piazzola per farmici fare una corsa in mezzo. Ora di anni ne ho venti, il sedile posteriore dell’auto dei miei lo vedo poco, e mai avrei pensato di arrivare in una distesa di pannocchie tra Sloveanca e Răzălăi e farci una corsetta in mezzo per la prima volta nella mia vita. Si, perché in Moldova i campi di pannocchie sono tanti, tanti e senza recinzioni, e si ripetono quasi all’infinito. Ciò che si vede più spesso buttando un occhio al paesaggio moldavo potrebbe sintetizzarsi così: campi, mucche, pannocchie, girasoli, un villaggio, una chiesa dai colori sgargianti, e poi ancora campi, mucche, pannocchie e un asino ogni tanto (spesso di notte, mentre cerchi di dormire, e lui raglia) e girasoli, un villaggio, una chiesa dai colori sgargianti (un cimitero con le foto in bassorilievo sul marmo…), tutto sembra ripetersi in Moldova, sembra non avere mai una fine, una chiusura, tutto resta un po’ aperto, o almeno per me. Ho questa sensazione già guardando le colline che non si sviluppano mai in montagne, a non si appiattiscono nemmeno in pianure. Quando penso alla mia esperienza non riesco a non aiutarmi a ragionare con un passo di un libro di Calvino che mi è venuto in mente durante il primo viaggio in microbus (spie con significati strani e pause senza luci nella notte a parte…)

La città è ridondante: si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente

                                  

Così mi sembra questo paese, un bellissimo ripetersi delle cose. I bambini di ogni villaggio ti portano la frutta, c’è sempre una signora che ha del vino e del cibo con cui rimpinzarti se vai da lei a fare i lavori sociali, e le storie di queste persone, seppur diverse si assomigliano tutte. Ci sono sempre uno o più parenti all’estero che mancano da tempo, ci sono sempre dei nipotini (a volte hanno 20 anni e ti ossessionano perché voi volontarie usciate con lui), quasi giornalmente qualche bambino ti ripete che uno dei suoi genitori lavora in Italia o lì vicino, in Spagna il più delle volte…e si ripetono anziani, bambini, anziani, ripetono le loro benedizioni per te, che se sei una ragazza iniziano con “che tu possa trovare un uomo buono”; perché anche questo si ripete in Moldova, donne che ridipingono scuole su impalcature di fortuna e uomini seduti accanto che chiacchierano tra loro, e il genitore che solitamente è all’estero è “mama mea”.

Anche le nostre giornate sembravano ripetersi, più che altro perché non c’era molto tempo per fermarsi ad elaborare troppo quello che stavamo vivendo. Mi sono accorta solo tornando in Italia quanto quei giorni, benché simili tra loro, abbiano avuto ognuno una carica diversa, un nuovo significato scoperto, uno vecchio ritrovato, un dubbio sorto o uno risolto (un giorni ti chiedi se nella casa accanto alla scuola viva qualcuno, quello seguente vedi due bambini tagliare l’erba del giardino con due falci più alte di loro) (un giorno pensi di esserti liberato dei bagni-bucoperterra di Manta e il giorno dopo daresti un rene per sostituirli alle turche senz’acqua corrente di Răzălăi).

ORE 7.30…la sveglia…anzi…Sandra, perché svegliarsi non ha lo stesso sapore se non si sente “Sandra portami al mare compriamo il pane e un fornellino…” .

ORE…PRIMA DELLE 8.50 MA DOPO LE 8 …colazione, che per la cronaca è il pasto preferito dalla nostra boss Maria Claudia. Se la marmellata alle albicocche è finita la mattina inizierà male per molti…

ORE 9…se sei fortunato stai uscendo ora a incontrare tanti tantissimi bambini, se non lo sei, sei già tra loro da un quarto d’ora e cerchi di scrivere su dei pezzi di scotch attaccati alle loro magliette i loro nomi…inscrivibili…e quindi alla fine ti limiti ad attaccare lo scotch mentre un volontario moldavo si diverte coi pennarelli colorati.

9.04 secondo le tabelle di marcia moldave dev’essere finito il primo ban.

Dopo quest’ora si susseguono con un ordine deciso la notte prima Bans-Time, giochi, atelier, scenetta, giocone…a volte è scenetta gioco scenetta giocone, altre scenetta atelier giocone scenetta gioco…insomma dovevo sempre chiedere a qualcuno cosa c’era dopo…

Se alla fine della mattinata sei un superstite e non sei attaccato da bambini cozza allora ti meriti il pranzo…il pranzo alla bucătăria, una volta mi è venuto bene, una volta male…molto male…lavorando in gruppo ti rendi conto di quanta importanza abbia il lavoro di squadra, poi guardi ciò che hai preparato da mangiare e ti rendi conto che forse quella squadra, in cucina, è meglio non assemblarla più…

ORE…INTORNO ALLE 14…sceminza (ședința, riunione) ma era organizzata così solo nella seconda settimana, quando ci siamo accorti che una pausa subito dopo pranzo era distruttiva…è ora di parlare della mattinata e dividere i compiti per il pomeriggio (“io faccio la scenetta con Cristina Iovu de Roșu! …una volontaria moldava mooolto mooolto timida ma che era una bomba nel creare qualsiasi tipo di scenetta)

ORE 17…”chi deve andare a fare i lavori sociali vadaaaaaaaaaaaa!”. Il lavoro sociale è stata una delle esperienze più…memorabili…della mia vita. La prima volta che ho fatto un lavoro sociale ero a Manta, a casa di una signora anziana che doveva sistemare il giardino, perché non riusciva più a camminarci…ci ha armati di falcetto e di una zappa-vanga a mezzaluna e abbiamo iniziato a togliere erbacce. Potrebbe sembrare un comune lavoro se l’assistente sociale non avesse iniziato a cercare di farmi sposare il figlio dal momento che secondo lei “sono molto brava a zappare” (pertanto se siete in Moldova e senza interesse in un imminente matrimonio vi trovaste un giorno a zappare, fatelo male…). Ma il momento che mi ricorderò per sempre è stato quando la signora ha iniziato a raccontare un po’ della sua vita, il marito morto dieci anni prima, le difficoltà del restare sola, la nipote appena sposata, e poi prendendoci alla sprovvista ci ha recitato una canzone scritta da lei per lo sposo, capivo poco o nulla di quello che diceva ma mi sono emozionata, e sebbene ammetto di non essere una persona dalla lacrima facile, lì mi è caduta senza esitazioni, e quando ha finito la canzone eravamo come tutti sospesi, non sembrava di essere nello stesso campo che stavamo zappando pochi minuti prima, l’uva che ci ha offerto la signora non sembrava la stessa che stavamo mangiando poco prima…tutto aveva un nuovo valore, un nuovo peso, più vero, più reale, più vicino a noi…

ORE 17…se non sei andato a fare i lavori sociali, o stai lavorando come un forsennato per il giorno dopo o sei disperso per l’edificio….o hai finito, come alcune volte è successo…e allora un gavettone non guasta mai, o anche lavare qualche maglietta che tanto non verrà mai più pulita. Forse meglio, così ogni volta che guardo la maglia di diaconia mi ricordo che quella strisciata l’ho fatta passando sotto le gambe di 20 bambini moldavi per spiegargli un gioco a mio parere divertentissimo (o sicuramente mille volte più bello di bandiera, in cui i volontari italiani rovinano a terra per afferrare un cencio…)

ORE 20…forse si mangia se chi cucina è ligio alla tabella di marcia…

ORE 20.30 CIRCA…si mangia! Bello, la cena mi è sempre piaciuta, ha un’ atmosfera più intima del pranzo…

ORE…QUALCOSA INTORNO ALLE 22.00/23.00… ședința! Che poteva magicamente durare fino all’1/1.30. seppur infinite queste riunioni serali (o notturne…a piacere…) mi hanno insegnato molto, prima cosa fra tutte “se pensi che la tua idea sia migliore delle altre ma viene bocciata dal gruppo…lasciala bocciata e concentrati sulle precedenti” perché oltre che ideare a un certo punto bisogna “quagliare”, come direbbe la nostra Madre Chupa Mariarora. Ho quindi smesso di parlare tanto e ho preferito fare, a volte a discapito delle riunioni tra italiani in cui piccoli sermoni sarebbe stati più benvoluti.

ORE…TARDI…si va a dormire! Sempre se non si autoprogramma una piccola ședința tra amici vicino al bagno, magari seduti in terra, così per stare più al fresco…e anche le chiacchiere durano il doppio, perché vengono tradotte, o meglio mimate…e poi non resta che aspettare Sandra…

                                 

Molte cose si ripetono e si sono ripetute in Moldova, anche le mie foto, lo ammetto, ce ne sono centinaia che sembrano davvero uguali (senza contare quelle che pendono verso destra ovviamente), alcune le ricordo come se le avessi appena scattate e rivedendo i volti dei bambini mi ricordo i loro caratteri “questo era un matto” “questo rideva poco” “questa era dolcissima” “lei non voleva mai correre”. Penso di aver sostituito le parole con le foto e ogni foto scattata fa rinascere fiumi di parole, ogni parola mille pensieri a cui dar voce, che si vorrebbero spiegare, far capire, si vorrebbe ricreare un’atmosfera che però a parole mi accorgo di non essere particolarmente brava a creare, per far capire agli altri quello che ho vissuto devo prima capirlo io e, sebbene mi accorga di quanto sia stato straordinario, non riesco ancora a dargli un ordine, trovare il punto da cui possa cominciare a riannodare la matassa.

La memoria è ridondante: ripete i segni perché la città cominci a esistere

Erica