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lunedì 19 novembre 2012

La comparsa

Tra le forme d'arte che il mio mondo mi ha regalato, quella cinematografica è forse la più vicina a me per la sua completezza, il suo impatto sensoriale, la sua immediatezza ricercata. Mi piace osservare i visi degli attori, le loro espressioni, la loro finta verità.

Più di tutto, in ogni genere di film, sin da bambina, il mio interesse veniva catturato dai luoghi in cui l'azione si sviluppava e da quel numero infinito di persone che li popolavano: la stazione centrale di New York, le spiagge di una costa francese, i mercati rionali italiani, e tutti quegli omini indaffarati sullo sfondo che pensano solo a correre per andare a lavoro, prendere il sole o tuffarsi in acqua, fare la spesa; il tutto mentre gli attori protagonisti si impegnano a portare avanti la trama.

Mi domandavo se fossero stati filmati a loro insaputa mentre si trovavano lì, troppo immersi nelle loro attività quotidiane per accorgersi di una cinepresa.

E adesso mi trovo qui, e ho l'impressione di essere una di loro. Una di quelle comparse.

Tra stage, formazione, rientri per/dall'Italia (previsti e non), sono stata catapultata in un film in cui non avevo scelto di avere una parte, in un Congo che non era il mio.

Nel mio Congo la terra è rossa, il caldo è esagerato, il fiume è segnato dai percorsi delle piroghe, i visi pallidi sono pochi.


Nell'altro Congo polvere e paesaggio sono nerissimi, così come le strade attraversate da antenati della bicicletta in legno, da minibus che traboccano di gente, da camion carichi di ogni che, da fuoristrada sensazionali con il logo di una delle troppe ONG che hanno sede a Goma. Alle baracche (che poco hanno a che vedere con la fierezza e la dignità delle povere abitazioni kindulesi) si alternano simil-castelli avvolti nel filo spinato. Troppi dispongono di armi. Siano essi Caschi blu, siano essi centinaia di militari dell'esercito sparsi per la città, siano essi chi, non ci è dato sapere. Ci sono camioncini blindati, carri armati carichi di soldati UN tanto contenti dei loro stipendi, quanto ignari della ragione della loro presenza lì.

Ho avuto un impatto forte con l'altro Congo. Laddove anche passeggiare diventa un'attività pericolosa, ho avvertito una difficoltà estrema a conoscere e far mie le strade: se non lascio le mie impronte, come faccio a ritrovare il mio cammino?

Goma è una città in cui l'odore della guerra incombente è così forte che quasi non si riesce a respirare.

Eppure non mi ha lasciato un gusto amaro. Mi ha concesso il tempo di assaporare lentamente le sue rivelazioni.

Di giorno osservo questi congolesi di frontiera, che come delle formichine invadono e popolano Goma e la abbandonano di notte alla volta della più sicura e vicina Gyseni. E quelli che, invece, fanno il percorso opposto, per andare ad acquistare merce ruandese per poi rivenderla in Congo. Ma sono dei veri Congolesi? O è più corretto definirli Ruandesi? Certo il loro passaporto potrebbe darmi una risposta. Ma no. Questi popoli apparentemente nemici, appartengono alle loro terre e alla loro gente. E solo una stupida logica politica, intrisa di storia mal raccontata e di retaggio coloniale, può dare un senso plausibile a questi quesiti.

Di sera, invece, il coprifuoco costringe alla ritirata a casa e mi ridona il senso del buio, della notte, del calore domestico.

E piano piano scopro un sapore dell'altro Congo non cattivo, semplicemente diverso. Un po' come il sombe: chi arriva a Kindu dice che il suo sapore è diverso, più selvaggio. Le foglie di manioca sono le stesse, l'aspetto è identico, eppure..

L'aria cambia. E così la scenografia.

Con un aeroplanino UN sorvolo kilometri di terra inaccessibile e disabitata, rientro nella mia incantevole quanto isolata Kindu, abbracciata dal suo fiume e da una foresta equatoriale che tutto donano ai loro abitanti. Li ritrovo tutti lì, sempre in movimento nella loro immobilità forzata, e apprezzo la loro unicità culturale, affettiva e spirituale.

Sono in un altro film?

Forse sì.

Io sono ancora una comparsa. Che passa meno inosservata per via della sua pelle bianca (che poi tanto bianca non è).

Senza di me il film era cominciato. E così va avanti. Ma che occasione incredibile avere una particina in questa opera d'arte.



Chiara

giovedì 11 ottobre 2012

Scatta il cantiere: "Foto libere"

Con sconfinato piacere, nella categoria in cui concorrono tutte le foto che non stanno nelle altre 4 categorie, annunciamo che per la prima volta nella storia delle 6 edizioni ha vinto una cantierista locale, Ana Maria Pruss!

Applausi.

Spengiamo le luci.

Vai colle foto.

1° classificata
 
Ombrello, di Alice Cognetto (Etiopia)
 
 
2° classificata
 
Il pensiero è la manifestazione dell'infinito senza spazio e tempo, di Ana Maria Pruss (Moldova)
 
 
3° classificata ex aequo
 
Rafiki, di Camilla Pienzi (Gibuti)
 
 
3° classificata ex aequo
 
Senza titolo, di Anna Curreli (Etiopia)
 

lunedì 8 ottobre 2012

Scatta il cantiere: "Attività"

Sì, dunque, queste le tre foto che han vinto la categoria "Attività".

Che altro aggiungere?

1° classificata
Un, due, tre, stella!, di Erica Favero (Moldova)

2° classificata
Colors, di Cesare Bianchi (Teggiano)

3° classificata
Bandiera, di Luca Ravasi (Etiopia)

giovedì 20 settembre 2012

Misgana



Cosa avete fatto in Etiopia? Cosa avete provato, cosa avete visto? Cosa avete fotografato?

Un lungo silenzio mediatico vi avrà fatto capire che purtroppo non c'è stato possibile inviare nell'etere messaggi, racconti  e fotografie in tempo reale.

Ma con calma, con moooolta calma... ci stiamo rimettendo in corsa e stiamo arrivando anche noi.

D'altronde si sa che gli Etiopi son sempre stati dei grandi corridori e noi faremo di tutto per riprendere il passo e restituirvi un po' del nostro vissuto in corsa!




Come??

Nella nostra Etiopia siamo tornati ad usare le penne, penne che lì hanno un valore preziosissimo.
Abbiamo portato con noi non solo i piccoli diarietti neri, ma anche un quaderno su cui poter annotare qsa di noi da condividere in gruppo.

Ci siamo dati un nome, un nome di gruppo per sentirci un po' più uniti.

Il gruppo MISGANA (in amarico "grato") e così è nato il Diario Misgana.

Un diario a volte abbandonato sul tavolino della nostra veranda che silenzioso ascoltava le nostre riflessioni, altre volte coccolato e colorato con entusiasmo.

Un diario rimasto ostaggio di una valigia dispersa per giorni, ma fortunatamente ora ritrovata e riconsegnata alla legittima proprietaria.



mercoledì 19 settembre 2012

Cara injera, ma quanto mi manchi!

Un saluto a tutti i carissimi lettori del blog.

Dato che questo è l’unico post che pubblico per il blog, desidero trasmettere qualche aspetto dell’esperienza del cantiere in Etiopia parlando di una cosa che ho particolarmente apprezzato: come avrete già capito dal titolo l’argomento in questione è la mitica injera.

Essa è il piatto tradizionale etiope: è simile ad una grande crepe, ha una consistenza spugnosa, un sapore acidulo ed è realizzata con il teff, un cereale locale.

Vediamo insieme le fasi della preparazione e della degustazione di questa specialità gastronomica.

Una volta preparato l’impasto liquido, lo si stende su delle piastre rotonde e, a cottura ultimata, lo si arrotola. Nella foto potete vedere la consistenza di questo “pane” speciale.
 

Arrivata l’ora del pasto l’injera viene stesa sulla superficie su cui si mangia di modo che si possano adagiare sopra a piacimento salse piccanti, carne, verdure varie e formaggio. In questa seconda foto potete osservare un esempio di piatto di injera realizzata da me accostando carne, salsa piccante e contorno di verdura.
 

Finita la preparazione si passa alla degustazione che deve essere fatta rigorosamente con le mani: si strappa un pezzo di injera, la si usa per raccogliere un po’ di cibo e poi finalmente si può addentare il boccone!

Vi ho parlato brevemente di questo piatto perché mi ci sono veramente affezionato: è pieno di colori, ha un buon sapore, è molto salutare (mi ha fatto perdere qualche kg di troppo senza rinunciare all’appetito) e mi ha fatto divertire parecchio per il fatto di dover mangiare con le mani.

Queste tre settimane in Etiopia sono state un po’ come mangiare una grande injera: innanzitutto ho potuto ammirare dei magnifici paesaggi dominati dal verde, città caotiche piene di vita e villaggi dove si vive in modo semplice. Ho incontrato persone di una cultura diversa che mi hanno accolto mostrandomi le loro tradizioni e la loro grande umanità. Ho visto un modo di vivere diverso dal mio, molto più povero a livello materiale, ma più ricco di contatto con la natura e di relazioni autentiche. Mi è piaciuto ascoltare la musica etiope, ammirare le danze tradizionali e giocare con i bambini e con gli adulti divertendoci in modo spensierato con poco.

Mi ha fatto stare bene spendere un po’ del mio tempo per realizzare dei momenti di animazione per i bambini di Wolisso, ricevendo da loro tanta allegria e dei sorrisi splendidi e indimenticabili.

Mi sento pieno di gratitudine verso molte persone: ringrazio le persone etiopi che ho incontrato perchè mi hanno insegnato molto nonostante non capisca la loro lingua, le suore Figlie della Misericordia e della Croce che ci hanno accolto nella loro missione e il gruppo di ragazze dal cuore grande che hanno condiviso con me questa esperienza. Un ringraziamento va anche a chi ha seguito tutta l’organizzazione del cantiere e ne ha reso possibile la riuscita. Infine, come diceva prima di ogni pasto la carissima Suor Delia (la suora che conduce la missione di Wolisso), ringrazio Dio per il dono di questa esperienza e speriamo che ci dia “la grazia di servircene in bene”.

Ops! Dimenticavo il dessert: ecco a voi i saporitissimi “bananini” cresciuti nell’orto della missione.


Luca

martedì 11 settembre 2012

TEMPO

Come avete capito ormai ci siamo completamente adagiati sui tempi africani e ci prendiamo il nostro "TEMPO".


Quel Tempo che a volte sembra correre veloce come un bimbo a piedi nudi nel prato, quel Tempo che a volte è lentissimo e sembra non passare mai... Quel Tempo regalato dove il secondo di un abbraccio diventa un abbraccio eterno, quel Tempo dove riesci a spiare la nascita di una Vita, quel Tempo che vorresti scolpire per sempre nel cuore mentre ammiri l'infinito, quel Tempo dell'aspettarci prima di iniziare a mangiare, quel Tempo che fa tic-tac, ma che tu non senti perchè è il cuore che batte che ne dice il ritmo... Quel Tempo che non capisci se sei tu che sei troppo fermo o è lui che si muove troppo velocemente... Quel Tempo di chi è anziano e ha condiviso il suo Tempo, la sua storia i suoi racconti, quel Tempo dove prendere un caffè vuol dire anche aspettare ore prima di poterlo gustare, quel Tempo che non ti mette ansia anche se ti hanno perso un bagaglio, quel Tempo delle lacrime, della commozione ma anche dei sorrisi e della gioia, quel Tempo che ti fa camminare a qualche metro da terra e ti fa vivere là, mentre sei qua, quel Tempo che è dei bambini e di chi vive con stupore ogni secondo e ogni incontro.

Quel Tempo che tanti anni fa un amico africano così mi descriveva:

"Voi avete l'orologio, noi in Africa abbiamo il Tempo"
 




In Etiopia, quel Tempo anche sulla carta, nel loro calendario, è diverso dal nostro!!

Oggi è un giorno speciale per la comunità etiope... è un giorno speciale anche per noi che l'Etiopia l'abbiamo vissuta e amata per un po' di Tempo.

Oggi inizia un nuovo anno: il 2005!

Buon Anno... Buon nuovo TEMPO a tutti :-)

Simo

sabato 8 settembre 2012

Arrivederci “Mia” Africa

Durante il periodo nella mia Etiopia ho cercato di memorizzare ogni singolo prezioso dettaglio: i momenti difficili, quelli felici, i disagi e l’entusiasmo, le storie e le facce delle persone incontrate ogni giorno, le privazioni e il senso di libertà, la semplicità dei gesti e dei sorrisi, LA PIOGGIA. Ricordo  ancora perfettamente le urla e lo stupore dei bambini vedendo la mia macchina fotografica. Attorno a me una miriade di mani al cielo che urlavano “picha” “picha” tirandoti per le braccia, l’entusiasmo di altri alla vista di una corda, di un sacchetto di plastica e di una busta di palloncini. I primi giorni mi chiedevo mi chiedo cosa se ne potesse fare un bambino di queste semplici cose e alla fine ho capito che la fantasia di un bambino africano non conosce limiti!

La cosa che mi lascia sbalordita ogni volta che ci penso è che le persone più felici che io abbia mai incontrato, le ho incontrate là. Il valore della vita è diverso. La vita non è facile, ma è apprezzata, goduta e vissuta.  L’Africa che, nonostante le ridondanti immagini di guerre, carestie, povertà, è il cuore pulsante del mondo, laboriosa e frenetica, piena di colori, voci e speranze mai perdute.
Le case di Cicha con i tetti di paglia, le bancarelle instabili fatte di legno talvolta con solo tre banane da vendere, il mercato pieno di fango, i venditori che camminavano nelle spezie, lo sguardo dei bambini che fissano la nostra jeep passare con la meraviglia di chi forse non ci è mai salito sopra e non avrà mai l’occasione di salirci per lasciare il proprio villaggio, i ragazzi dei villaggi con le mani levate verso i nostri finestrini per venderci qualsiasi cosa non appena la jeep si fermava. Poi ci sono i bambini della scuola che facevano a gara per conquistare il posto a sedere più vicino a me e alla fine mi tenevano la mano così forte da farmi sentire speciale come se fossi un premio. Sforzandosi di avere l’umiltà necessaria per non giudicare mai, anche le abitudini e gli atteggiamenti che, dal nostro punto di vista, potrebbero sembrare discutibili.

Sei immersa in un vortice, un turbine di emozioni e colori che ti pervade e ti fa innamorare di quella terra, nonostante tutte le difficoltà e i disagi con cui questi uomini e queste donne convivono ogni giorno, la loro vita semplice e rilassata mi attrae, mi ha conquistata giorno dopo giorno fino a cambiarmi nel profondo.
La mia esperienza in Africa si può riassumere solo attraverso i volti delle persone che ho incontrato durante questo viaggio, che mi scorrono davanti come se fossero i titoli di coda di un film, il mio film preferito. Il nostro film. Persone che hanno reso unico ogni istante, da quelle con cui ho condiviso tutto dal primo giorno a quelle con cui ho condiviso anche solo pochi attimi, dai miei bambini, la mia LamLam, le aspirantine, le mitiche sister, i miei favolosi compagni di viaggio e le persone che mi sorridevano per strada.

Gli occhi. Se dovessi raccontare l’emozione più forte che ho provato in tre settimane di vita africana non esiterei un secondo a ricordare la profondità delle centinaia di paia di occhi, di sguardi profondi che mi ha regalato questo viaggio. Occhi che ti rimangono dentro. Occhi che ti perforano l’anima e provocano una ferita incurabile.
Forse ora, mentre scrivo, i miei occhi sono umidi perché sento l’africa scapparmi di mano, correre di pari passo la mia quotidianità pieni di impegni e di problemi. Questo mi lascia una scia di tristezza…



Vorrei sapervi spiegare cos’è questo peso sul cuore mentre penso a Woliso e la gioia che mi stringe lo stomaco quando penso ai “miei” bambini, alla voglia che ho di abbracciarli, di camminare ancora insieme a loro per le strade fangose e di correre sotto la pioggia per mano.
Fare un lavoro umanamente appagante rende felici, non c’è niente da fare.  E se sono felice io, ho lo straordinario potere di rendere felici gli altri.

Quindi quando le persone mi chiederanno “Cos’ha l’Africa più dell’Italia?” sono certa che la risposta esatta sia: la gente. La gente ti rapisce, ti fa innamorare, sorridere e piangere! Di una cosa sono sicura: non c’è giorno che passa che io non pensi alle persone che ho lasciato lì. Messe a confronto a una cosa così, le pulci che ho portato in Italia, i pidocchi, la doccia che non funzionava mai, l’umidità e il cibo troppo piccante cosa sono? Nullità. …e poi sono partita in silenzio, senza voltarmi, con le lacrime agli occhi… Ho guardato la mia Africa dal finestrino dell’aereo, allontanarsi e sparire dietro le nuvole… E l’ho sentita entrarmi dentro, nel profondo.
Questa è l’Africa vista con i miei occhi, gli occhi di Martina, una ragazza che è partita pensando di essere triste ed è tornata con la vera gioia di vivere! Questa è la stessa africa che ha cambiato la mia idea di Africa, di amicizia, di donna, di viaggio, di amore e forse anche la mia vita!

 
“I never knew of a morning in Africa
when I woke up in the morning that I was not happy”

Arrivederci “Mia” Africa!

Marti

lunedì 27 agosto 2012

HOT MOVIE 4 – THE END


Continuazione Trama
TUM-PIN-TIN-TIN: “Si avvisano i gentili spettatori che a causa dei tempi africani la pausa pranzo è durata più del previsto. Ci scusiamo per il disagio e che la digestione cominci!”.

Oggi è il grande giorno: si festeggia la fine del Ramadan. Sono le 7.30 e 300 occhi curiosi sbirciano all’interno del centro Caritas dove i nostri eroi si muovono silenziosi per definire gli ultimi dettagli prima dell’entrata in scena. Pallonicini ripieni pronti a scoppiare, una tiratina ai nastri colorati, impronte di mani ben in vista, attenti a non calpestare la scritta di benvenuto per terra!, un ultimo collaudo agli stand dei giochi e via, tutti a posti di comando. 3…2…1…si apre il cancello. 300 piedi infangati fanno tremare la terra (e gli animi dei nostri eroi) per qualche secondo, ma in un attimo il caos si trasforma spontaneamente in un ordinatissimo entusiasmo. Tra uno strike e un canestro, una salsicciottata sugli stinchi e un palloncino che abbaia sembra che la fiamma olimpica abbia fatto tappa anche qui a Gibuti. Dopo una pausa rifocillatrice, gli atleti con le loro medaglie al collo sfilano davanti alla Grand Jurie per ritirare il premio finale: nuovo anno, nuovo look. Lasciano lo stadio tra gli applausi del pubblico pagante e i “SA-LA-MA!” di Pilippo. A fine manifestazione il comitato olimpico dichiara: “Batteria residua: 5%. Litri di sudore versati: non calcolabile. Superficie cutanea ancora pulita: 16 cmq. Grado di soddisfazione: 200%.”

Non è tempo di sedersi sugli allori perché il tempo rimasto è poco e scorre in fretta: una capatina a Sud non la vogliamo fare?! Ebbene sì, la voce si è sparsa nel paese e anche nella bassa Gibuti richiedono le nostre impareggiabili abilità manuali. Troppo facile dire “la polvere non dura perché Swiffer la cattura”, avete mai provato a spazzare controvento?! Rimanendo in tema di slogan, si dice che “per una grande parete ci vuole un grande pennello” e i Power Ranger seguono l’insegnamento alla lettera (anche perché i rulli ci si spaccano immancabilmente) e imbiancano mezza Gibuti al ritmo di “It’s a higway to Heeeell”.

…il finale lo lasciamo alla vostra immaginazione perché la regia est trees fulminè.


 
Contenuti speciali
All’interno del cofanetto edizione Platinum potrete trovare:

  • La ricetta segreta del tiramisù di Marygrace (errata corrige: Per i bimbi di Gibuti, se sei un bianco sei Pilippo, se sei una bianca sei Mariangrassia)
  • La lettura integrale del vangelo in amarico (volume al massimo, non modificabile)
  • Due biglietti omaggio per imbucarsi a una festa di compleanno di un perfetto sconosciuto (preferibilmente gibutino) in lista Juan
  • L’anteprima del nuovo programma di Paola Marella “dipingo casa autonomamente”
  • Il nuovo singolo delle suore dell’ordine di Nostro Signore del Ristoro “Et Avec Votre Esprit”
  • Il manuale del perfetto cantierista: “100 e più modi per infrangere il protocollo Caritas”.
SA-LA-MA!
 
La regia

venerdì 17 agosto 2012

HOT MOVIE 3

Continuazione Trama:

Rifocillati da cokine e sprites, appesantiti da una madame carbonara, i 5 power rangers dei poveri ripartono alla volta della capitale del caldo, la già menzionata Dejebuti. Amareggiati dal mancato incontro con gli squali, soliti all'appetito tra le 3 e le 5, tentano un'ultima spiaggia. Ma anche lì niente pinne all'orizzonte. Che rispettino anche loro il ramadan? In compenso, hanno preso un granchio.

Prossima fermata, Lac Assal, la più profonda depressione dell'intero continente nero, degna di citazione sui settimanali più importanti del settore lacustre, quale “Stagni, laghetti e pozzanghere”; recensita nell'ultimo inserto “Un tuffo dove l'acqua è più giù” del quotidiano “Il Sale 24Ore”; location prescelta per la prossima puntata di “Cotto e Salato”. Un viaggio a senso solo, quasi una discesa agli inferi, nel girone degli insipidi. Caronte ad un certo punto si avvicina e dice: “Monsieur Monsieur de l'eau de l'eau Monsieur!”. Paesaggi mozzafiato e orizzonti indefiniti, dove perdere lo sguardo è facile come farsi fregare al suq del Centre Ville. Un dubbio si insinua nell'abitacolo. Ma Gibuti confina con la Groenlandia? Ma basta aprire la portiera per sciogliere ogni dilemma. Passaggio di stato avvenuto, e con esattamente 12 minuti e 32 secondi i P.R. stabiliscono il nuovo record mondiale e olimpico di resistenza a corpo libero. Premio consegnato da un Afar locale, giudice imparziale e venditore di souvenir nel tempo libero, che ne approfitta per scroccare un passaggio fino alla maison.

Stremati e sfiniti, pezzati e gormiti, rientrano all'uscio con la mente già rivolta alla prossima missione: affrontare e sopravvivere ad un esercito di bimbi sperduti un po' abbronzati, affamati e assetati, in ricerca dell'affetto e dell'attenzione da sempre privati.


E questo lo racconteremo nel prossimo episodio, che la regia est trees affamèe.

sabato 11 agosto 2012

HOT MOVIE 2


Altri personaggi (in ordine di apparizione):

Street Children of Gibuti: Tosti e prorompenti, tutti differenti, agili e scattanti, foto-performanti gotta kiss'em all. Catch catch.

Gli Enfant Terrible (i gagni): A.A.A. Genitori cercasi. Siam 47 bei moretti, occhi profondi sorrisi perfetti. Ci scoliamo un biberon in un minuto, poi un rutto e uno starnuto. È vero, tanta pupù sappiam fare ma se tu vuoi, ci puoi adottare!!

The Sisters: 4 piccole indiane trapiantate a Obock, dell'ordine di Nostre Signore del Ristoro con buffet e musica dal vivo all inclusive. Televotale da oggi all'Obock's Got Talent per il loro inedito “Priiioons le Seigneuuuurrrrrrrrrrrrrr”.

Bimbi di Ripta: Era una scuola molto carina senza soffitto senza cuc...aspè aspè aspè! Come senza soffitto? Dov'è finito il soffitto? È crollato? 5 anni fa?!!!!!! E les Enfants? Studiano a cielo aperto e ridono di gusto con poche, semplicissime pernacchiette. Basta poco che ce vo'?

Mr Heineken: Se Fra Tac fosse americano, insegnasse all'american school of Dubai e girasse da tre settimane Etiopia e Gibuti in solitaria, sarebbe lui. Sounds Good.
 
Trama:

ogni mattina (ou uò) in Africa, quando sorge il sole, un Pere (Emilio) Marc si sveglia e comincia a correre. Ogni mattina (ou uò) in Africa, quando sorge il sole, un Tom si sveglia e sa che dovrà correre, ma solo a comando. Ogni mattina (ou uò) in Africa, quando sorge il sole (più o meno) cinque volontari, si svegliano e fanno colazione. Ripetono ad alta voce i versetti del protocollo sicurezza Caritas e decidono quali non rispettare. Ricevuta la chiamata, senza indugio montano sul loro pick up, attraversano 200 km di lande aride e desolate armati solamente di spaghetti n.5 e guanti da lavoro. Accolti da impetuose tempeste di sabbia, fulmini e saette, si fanno strada tra teschi di capre e stormi di corvi affamati. Una grande responsablità grava su di loro, il progetto di gestione e potabilizzazione delle acque di tutto il nord del paese non può iniziare senza il loro contributo. Mai visto un ufficio così pulito.
E dopo tanto sudore e fatica, potrà anche mancare l'acqua per la doccia, ma l'aperitivo non glielo leva nessuno.


To be continnued, che la regia est trés burrèe


venerdì 10 agosto 2012

[da Misgana]



Tratto dalla pagina del diario del 9 e 10 Agosto dove Alice scrive: 

 09.08.2012  
 
PARTIRE… STARE…
PAURA DI TORNARE.
 
GIOCARE, COLORARE
INVITARE UN PAPA’ A BALLARE.
 
UN BIMBO NEGLI OCCHI GUARDARE.
 
SOFFRIRE, GIOIRE
E AVER PAURA DI UN GIORNO MORIRE.
 
CONTINUARE AD UNIRE
PER NON SMETTERE MAI DI SENTIRE.
 
FISSARE… PER NON DIMENTICARE
E PER UN NUOVO MONDO RIUSCIRE A CREARE.
 
AMARE DIALOGARE
E DOLCEMENTE LOTTARE. 
 
 
10/08/2012
Quando piove
i bambini corrono nelle
pozzanghere a lavarsi
le scarpe. 
 
“SIAMO DOVE VOLEVAMO ESSERE.
RICORDIAMOCI DI RINGRAZIARCI.
GRAZIE ALICE!” 
 
                     Alice 

 

giovedì 9 agosto 2012

GIBUTI: HOT MOVIE 1


Titolo:
PASTEK E CIPOLLE

Location:

Dejebuti, rovente località africana su la mer, funzione grill sempre attiva, ventola rotta in funzione ON, temperatura massima non regolabile, chiamare solo dopo orario Ramadan, referienziati, no perditempo, no eschimesi, solo fulminati, chiedere di Tom.

Durata:

12672 minuti c.a + contenuti speciali

Regia:

Tenente Daaan (le chef); l'Uomo Nero; Lingegner; l'Enphantery; Risiebisi

Attori Principali:

L'Arcieveque (l'Arcivescovo): una vita dedicata alle terre del Corno d'Africa; se non ci credete, vedere ici. Che altro dire, chapeau!

Tom: passaporto neozelandese, origini italiane, pronuncia alla Dan Peterson, si accende a comando, entusiasmo contagioso. This is Tom – Tom is on the stone, 65 anni e non sentirli, futuro diacono della diocesi di Gibuti. Appassionato di grwandi sassi su letto di lava. Già voce narrante del famoso documentario “Eia, Siete mai stati a Brwescia?”

Pere (Emilio) Marc: Born in the Usa, 16° di 17 brothers and sisters, è lui il famigerato cameraman delle avventure di Bear Gylls, ma non solo. Elettricista, idraulico, meccanico, falegname, diversamente amante della natura, mimo, sudore garantito, maratoneta ma anche centometrista. Professione: un metro e novanta di Prete.

Attori non protagonisti:

Pilibbo: Il grande escluso. Casco bianco del Centro Caritas per bambini di strada, esasperato, affaticato, sempre alla ricerca di benevolles (volontari), in eterna competizione con i 22 marines quotidiani e gli ostacoli della faticosa realtà africana. Per i bimbi di Gibuti, se sei un bianco, sei Pilibbo.

Er Cipolla: Vive nell'ombra, identità sconosciuta, voce non pervenuta. Manifestazioni della sua presenza: zaffate di sandwich alla cipolla.

To be continued, che la regia est très fatiguè


bonne nuit

domenica 5 agosto 2012

[da Misgana]

05.08.2012
 
  
E poi basta un cielo stellato, una sedia sdraiata al contrario per avere i piedi e il naso in su’ per vivere un attimo di piena felicità!!

Non si rideva da giorni e, invece, in un abbraccio che faceva da cuscino eccoci, io, Ali (amica di mente e cuore), Luca e Marti a saziarci di 1 profonda e sana risata di fronte alla meraviglia degli astri notturni.
Forse è proprio vero: l’amore ti supera, l’amore ti sceglie e tu puoi ostinarti a non seguirlo e evitarlo ma lui è più forte e ora non riesco a non dirvi: VI VOGLIO BENE RAGA!!

FIIIIIIiiiii, se vi voglio bene
Fra!

giovedì 2 agosto 2012

[da Misgana]

WOLISSO, 2 AGOSTO 2012

L'ETIOPIA, LA TERRA CHE MI STA TRASMETTENDO UNA MACEDONIA DI EMOZIONI FORTI, COME UN URAGANO NEL CUORE IN MANIERA IMPROVVISA E DISORDINATA.
I SORRISI. QUI OGNI PERSONA MI SORRIDE GUARDANDOMI NEGLI OCCHI. UN SORRISO DENSO DI PIACERE CHE PUO’ SOLO SCALDARMI IL CUORE.


QUI SONO FELICE, NEL VERSO SENSO DELLA PAROLA, LE PERSONE , I BAMBINI, LE SUORE, I MIEI COMPAGNI DI VIAGGIO SONO RIUSCITI A FARMI DIMENTICARE TUTTI I PROBLEMI CHE AVEVO PRIMA DI PARTIRE.

GHECE E' UN ANGOLO DI PARADISO, GUARDAVO INCREDULA FUORI DAL FINESTRINO DELLA NOSTRA JEEP E VEDEVO SOLO VERDE, DISTESE IMMENSE DI NATURA E PICCOLE CAPANNE CHE SI CONFONDONO NELL'ENORME BELLEZZA DI QUESTA TERRA.
GRAZIE A TUTTI ©


MARTY ©