venerdì 27 aprile 2012

Un week-end da paura


Partenza col bus alle 10 di sera per passare la giornata a Odessa e ritorno alle 4 del mattino del giorno dopo e iniziare così la settimana di lavoro. Questi erano i programmi perché a quanto pare il primo aprile* a Odessa è un evento molto importante. Si chiama Umorina, assomiglia a un carnevale, ma per sapere di preciso cos’è bisognerebbe andarci. E alla fine era troppo stancante e non c’era nessuno che sarebbe venuto con noi.

Il nostro week-end da paura 20 ore di pullmann e 20 di carnevale si è così trasformato. Con questa domenica ho fatto l’en plein delle messe: dopo la messa in rumeno, in inglese, in tedesco tradotto istantaneamente in russo e quella in polacco, mi mancava la messa tutta in russo. La piccola comunità cattolica presente a Chişinău a quanto pare è di nazionalità molto variegata. Senza saperlo, era proprio la messa più solenne della giornata, la domenica delle palme, con tanto di vescovo e la chiesa piena di gente.


Tornando, si passa per il mercato, cioè per quella via con tutte le donne-gospodina col foulard in testa che vendono i loro prodotti per strada. Mi lascio tentare da un delizioso formaggio che mi offre una signora. Arrivata a casa scopro il forno nuovo, rosso fiammante, ma le sorprese che mi attendono sono anche di più: è ricomparsa la luce dell’ingresso e soprattutto l’interruttore del bagno! Non dovrò più ingaggiare lotte quotidiane per ottenere un po’ di luce quando mi lavo.

Focaccia al formaggio versione moldava

Giusto il tempo per mangiare e si deve uscire perché siamo nel bel mezzo della campagna di pasqua. Si tratta di una raccolta alimentare per gli anziani.. “colectam produsie alimentari pentru batrani singuratici. Daca vreti, acolo este o box unde poteti pune acesti alimenti” ecco qua la prima poesia moldava che ho imparato a memoria, scherza Anna. La ripeto miliardi di volte a tutti i poveracci che mi capitano a tiro. È la prima volta in tutta la Moldova che si fa il banco alimentare. È un anno di prova, ma direi che sta andando bene.



Per la serata è previsto il festival di cinema italiano con film del calibro di “Notte prima degli esami oggi”. Ad alzare il livello culturale della serata ci pensa Simon: in Belgio oltre all’italiano ha studiato il babilonese e ci spiega che nel triangolo fonetico delle vocali l’impronunciabile suono â del moldavo sta proprio al centro: Moldova caput mundi. Tra una placinta e una compot la mia bocca si conforma ai suoni moldavi e chissà mai che un giorno riuscirò a parlare senza sputare l’anima ogni volta.

Il week-end prima c’è stato il festival di film francofoni: tutta la Moldova si è data appuntamento al cinema Gaudeamus, noi pure ci siamo dati appuntamento lì davanti coi volontari di Chişinău. Ci accomodiamo per terra e seguiamo il film in francese con tanto di Massimo Ranieri che canta Que reste-t-il? dando un occhio ai sottotitoli in rumeno: c’è la speranza che tutto ciò oltre ad aumentare la gran confusione linguistica che ho in testa, aiuti a migliorare la lingua: sperem! (milanese e rumeno sembrano coincidere a volte). I film sono carini, si decide di tornare.
La gente ride per battute che in realtà battute non sono e la cosa sorprendente è che non ridono semplicemente ma si sganasciano proprio dalle risate: non mi era mai capitato che un intero cinema strapieno di gente morisse dal ridere all’unisono, oltretutto magari in momenti tragici in cui però c’è una velatissima allusione sessuale: Vasile Ernu in Nato in URSS racconta un po’ della censura bigotta del tempo sovietico e della reazione che ne è venuta, però bisogna anche dire che non tutti i moldavi ridevano a crepapelle.

Il 24 marzo* è un mese esatto di Moldova. Si va a vedere il film Les hommes et les dieux; so di cosa parla e mi aspetto che mi aiuti finalmente a fare un po’ di ordine sul senso del mio essere qui. Racconta la storia vera di sette monaci francesi che hanno voluto vivere insieme al popolo algerino, vivendo come loro, con loro, leggendo i loro testi sacri e non abbandonandoli nel tempo della prova e della paura.
Restare, semplicemente “esserci” è la loro missione; in certi casi eccezionali il semplice rimanere implica il rischio di morire, ma l’abbé Christian lo ricorda a un altro monaco intimorito: “La tua vita è già donata”. E mi ricordo di un altro francese, Claudel, che nell’Annonce faite à Marie (il 25 marzo è il giorno in cui si festeggia il sì di Maria che ha aperto il mondo a Dio che si fa in tutto e per tutto come noi, condividendo la nostra vita) scrive: "A che vale la vita se non per essere donata?"
Mia mamma mi scrive per mail la risposta del filosofo Fernando Savater alla domanda: Come può un individuo fare qualcosa di rilevante per gli altri? Savater risponde: Il modo migliore è fare qualcosa "insieme" agli altri, perchè è così che si può cambiare davvero.

* sì lo so che è successo un mese fa, ma non c’è mai tempo per scrivere quindi sono sempre in ritardo nel “diario di bordo”

1 commento: